Sonetto XLVIII

   Quanta cura presi, nel mettermi in cammino,
di riporre ogni inezia dietro le sbarre più fidate,
così che, per il mio uso, restasse non usata
da mani disoneste, in celle ben sicure!

   Ma tu, al cui confronto i miei gioielli sono inezie,
tu, mio conforto più prezioso, ora mia più grande pena,
tu migliore d’ogni cosa più cara, e mio unico affanno,
sei rimasto preda d’ogni ladro volgare.

   Te non ho serrato in uno scrigno,
se non là dove non sei, pur se sento che ci sei,
dentro al gentile recinto del mio petto,
di dove a tuo piacere puoi venire e andare;

   E di lì appunto sarai rubato, io temo,
perché la virtù si fa ladra per una preda così preziosa.


William , Stratford 1564 – 1616
 

 

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