Ulrich

   Ulrich riassunse il proprio problema ponendosi la questione visto che, in fin dei conti, l’intelligenza  è  distribuita  in  egual misura  tra  tutti gli uomini, il problema  non  sia  che l’intelligenza non è abbastanza intelligente e fu lì lì per riderne, visto che lui era diventato un  rinunciatario, ma l’ambizione ancora viva in lui lo trafisse come una spada. In quel momento  gli Ulrich  erano  due, uno  si guardò  intorno, sorridendo  nella  sera  leggera  e pensò: anche io per una volta ho recitato una parte tra le quinte di questo mondo, ma mi hanno suggerito parole che non mi servivano affatto, come il panico davanti alle luci della ribalta. I miei propositi, le  mie  speranze  mi riempivano  tutto  ma  improvvisamente il palcoscenico  si è  girato, ho  fatto pochi passi, sono  già  vicino  all’uscita, tra  poco  sarò messo  fuori e  della mia gran parte avrò appena recitato delle battute insulse come “i cavalli sono sellati, la cena è servita”, al diavolo tutti quanti; mentre uno dei due Ulrich si guardava intorno sorridendo nella sera leggera, l’altro stringeva i pugni per ira e dolore: era  il meno  visibile  dei due  ed era quello che si accaniva a cercare un appiglio a cui afferrarsi, una formula magica, lo spirito dello spirito, il pezzo mancante, piccolissimo forse che salda il cerchio spezzato.

   Ulrich non aveva più parole a sua disposizione, le parole saltavano come scimmie da un albero all’altro, ma nell’oscuro terreno dove affondano le loro radici mancavano le gentili intermediarie. Ulrich sentiva il terreno che gli scorreva sotto i piedi, ma i suoi sensi erano desti, di ogni persona che passava l’occhio aveva una percezione diversa del solito e così l’orecchio di ogni suono. Non si può dire che fossero sensazioni naturali o innaturali, più acute o morbose. Ulrich non poteva dire nulla in quel momento ma pensò alla parola spirito come un’amante dalla quale siamo stati traditi tutta la vita senza per questo amarla di meno, perché quando si ama tutto è amore, anche se è dolore e dolore. Ma poi Ulrich alzò la testa, i ramoscelli sugli alberi, i vetri pallidi delle finestre nella luce crepuscolare diventavano un’esperienza delicatissima, profondamente celata nel suo intimo, le cose non sembravano più fatte di legno o di pietra, ma di una immoralità grandiosa che nel momento in cui veniva a contatto con lui si trasformava in una profonda commozione morale. Ed era qualcosa che non si poteva mettere in parole.


Tratto da L’uomo senza qualità
Robert Musil, Klagenfurt 1880 – Ginevra 1942
 

 

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