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Vincent Van Gogh, Il cortile della prigione – 1890
Roma, Galleria del Corso




Un carcere può diventare amico;
c'è, tra il suo grave volto
e il nostro, affinità:
e nei suoi stretti occhi

giungiamo a guardar grati
il destinato raggio
che ci dà, razionato come il cibo
ed atteso con altrettanta fame.

Impariamo a conoscere l'assito
che vibra ai nostri passi –
un suono così triste
dapprima; e nemmen'ora ha la dolcezza

di spruzzi negli stagni
quando anche la memoria era fanciulla,
ma un austero perimetro,
ed un'astratta gioia.

  
    Il giro della chiave
che spezza la giornata
ai nostri sforzi – non così reale
fu il volto stesso della libertà

   come l'acciaio fantomatico
a noi presente notte e giorno
come noi stessi ed altrettanto privo
di scampo.

   Lo stretto cerchio, il limite,
la speranza che piano si tramuta
in una cosa più passiva, una quiete
troppo profonda per alzare lo sguardo,

   la libertà che un tempo conoscemmo
schivata come un sogno troppo vasto
per una notte che non sia il Paradiso
se questo davvero redime.


Emily , Amherst (Massachussets) 1830 – 1886 

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