Il guardiano di greggi

   Sono un guardiano del gregge.
Il gregge sono i miei pensieri
e i miei pensieri sono tutti sensazioni.
Penso con gli occhi e con le orecchie
e con le mani e coi piedi
e con il naso e con la bocca.
Pensare un fiore, è vederlo e respirarlo.
E mangiare un frutto è saperne il senso.
Ecco perché quando un giorno di caldo
mi sento triste di goderne tanto,
e mi stendo completamente nell’erba,
e chiudo gli occhi che bruciano,
sento che tutto il corpo è steso nella realtà,
so la verità e sono felice.

   Tu dici, vivi nel presente;
vivi solo nel presente.
Ma io non voglio il presente, voglio la realtà:
voglio le cose che esistono, non il tempo
che le misura.
Cos’è il presente?
È qualcosa di relativo al passato e al futuro.
È una cosa che esiste in funzione dell’esistenza
di altre cose.

   Ma io voglio la sola realtà, le cose senza presente.
Non voglio includere il tempo nel mio schema.
Non voglio pensare le cose in quanto presenti:
le voglio pensare in quanto a cose.
Non le voglio separare da esse stesse,
trattandole come presenti.
Non dovrei nemmeno trattarle come reali.
Non dovrei trattarle affatto.

   Dovrei solo vederle, semplicemente vederle;
vederle fino al punto di non poterle pensare,
vederle fuori dal tempo, fuori dallo spazio,
vederle con la facoltà di toglier tutto tranne il visibile.
Ecco la scienza del vedere, che non è scienza.


, Lisbona 1888 – 1935
 

 

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