Sonetto XVIII

   Dovrò paragonarti a un giorno d’estate?
Tu sei più amabile e più temperato:
rudi venti scuotono i diletti boccioli del maggio
e l’affitto dell’estate ha durata troppo breve;

   Talvolta troppo caldo l’occhio del cielo splende
e spesso l’oro del suo volto è offuscato;
e ogni bellezza dalla bellezza prima o poi declina,
spogliata dal caso o dal mutevole corso della natura.

   Ma la tua eterna estate non dovrà svanire
né perdere possesso di quella bellezza che è tua,
né la morte si vanterà che tu vaghi nella sua ombra,
quando in versi eterni tu crescerai nel tempo.

   Finché uomini respireranno o occhi vedranno,
fin tanto vivrà questa poesia, e questa darà vita a te.


William , Stratford 1564 – 1616
 

 

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