A…

   Non molto tempo fa, il sottoscritto
delirando d’intellettualità,
sosteneva nel suo folle orgoglio
il potere delle parole, e negava
che mai potesse nascere un pensiero
nel cervello al di là dell’espressione
dell’umana lingua.

   E invece, adesso,
come per beffarsi di quel vanto,
due parole, due teneri bisillabi
stranieri, italiani, fatti solo
per essere sussurrati dagli angeli
sognanti nella lunare rugiada
che sta sospesa sul colle di Hermon
simile ad una perlacea catena,
han tratto dagli abissi del suo cuore
impensati pensieri, anime di pensiero,
visioni più esaltanti, più ricche, più divine
di quelle che Israfel, l’angelo arpista,
che ha la voce più dolce fra tutte le creature
potrebbe mai esprimere. Ed io!…

   Non son più magiche le mie parole.
Cade la penna, inutile, dalla mano tremante.
Con il tuo caro nome come tema,
benché da te invitato, non riesco
a scrivere, non so che cosa dire,
non riesco più a pensare né a sentire.

   Perché non è sentire il mio restare
immobile sulla soglia dorata
della porta spalancata dei sogni,
a guardare estasiato la magnifica vista,
tremando nel vedere sulla destra,
sulla sinistra, e per tutto lo spazio,
tra vapori e purpurei, lontano
fin dove si perde lo sguardo,
‘te sola’.


Edgar Allan , Boston 1809 – Baltimore 1849
 

 

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