Sonetto XXI

   Non può dirsi di me come di quella musa,
mossa a comporre versi da una bellezza dipinta,
che il cielo stesso usa per ornamento
e ogni cosa bella ripete della sua bella,

   Accoppiandola in superbi paragoni
con sole e luna, con ricche gemme di mare e terra,
con i primi fiori d’aprile ed ogni cosa rara
che l’aer del cielo in quest’immenso tondo chiude.

   Oh, che io, sincero in amore, sinceramente scriva,
e allora, credimi, il mio amore è altrettanto bello
di qualsiasi figlio di donna, pur se non così splendente
come quelle candele d’oro infisse nell’aere celeste.

   Dicano di più quelli cui piace il sentito dire;
io non vanterò ciò che non intendo vendere.


William , Stratford 1564 – 1616
 

 

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1 Comment on "Sonetto XXI"

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Max
Ospite
La gratitudine è un sentimento che invecchia presto, ha scritto Aristotele. In amore non ha tempo di invecchiare, perché sembra che non attecchisca proprio. Questo sonetto fu scritto da Shakespeare dopo che la persona che amava lo aveva rimproverato di scrivergli cose che lo impressionavano molto poco. Gli aveva detto che altri poeti avevano scritto di lui (o di lei, se appartenete alla scuola di pensiero che vuole i sonetti dedicati a una donna) cose molto più degne, paragoni molto più alti. I sonetti non nascono con l’intenzione di essere pubblicati. I sonetti nascono come una vera e propria corrispondenza… Leggi il resto »
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