Pelleas e Melisanda

   Melisanda:

   Il suo corpo è un’ostia fine, minuscola e lieve.
Ha gli occhi azzurri e le mani di neve.
Nel parco gli alberi sembran congelati,
gli uccelli si ferman su di essi stanchi.

   Le sue trecce bionde toccano l’acqua dolcemente
come due braccia d’oro sbocciate dalla fonte.
Ronza il volo perduto delle civette cieche.
Melisanda s’inginocchia e prega.

   Gli alberi s’inclinano fino a toccar la sua fronte.
Gli uccelli s’allontanano nella sera dolente.
Melisanda, la dolce, piange presso la fonte.

   L’incantesimo:

   Melisanda, la dolce, ha smarrito la strada:
Pelleas, giglio azzurro d’un giardino imperiale,
la reca tra le braccia, come un cesto di frutta.



William A. Bouguereau, The abduction of Psiche – 1895. Collezione privata

  

   Il colloquio meravigliato:  

   Pelleas: Io andavo lungo il sentiero, tu venivi,
il mio amore cadde tra le tue braccia,  
il tuo amore tremò nelle mie.
Da allora il mio cielo di notte ebbe stelle
e per raccoglierle la tua vita si fece fiume.
Per te ogni roccia che toccheranno le mie mani
dev’essere sorgente, aroma, frutto e fiore.

   Melisanda: Per te ogni spiga deve stringere  
il suo grano
e in ogni spiga deve sgranarsi il mio amore.

   Pelleas: M’impedirai, in cambio, di guardare la strada
quando verrà la morte per lasciarla tronca.

   Melisanda: Ti copriranno i miei occhi  
come una doppia benda.

   Pelleas: Mi parlerai d’una strada che non finirà mai.
La musica che occulto per incantarti fugge
lungi dalla canzone che gorgoglia e rimbalza:
come una via lattea dal mio petto fluisce.

   Melisanda: Tra le tue braccia s’impigliano  
le stelle più alte.
Ho paura. Perdona se non son giunta prima.

   Pelleas: Un tuo sorriso cancella tutto un passato:
conservino le tue dolci labbra  
ciò che è ormai distante.

   Melisanda: In un bacio saprai tutto ciò che ho taciuto.

   Pelleas: Forse non saprò allora conoscere  
la tua carezza
perchè nelle mie vene il tuo essere si sarà fuso.

   Melisanda: Quando morderò un frutto tu saprai  
la sua delizia.

   Pelleas: Quando chiuderai gli occhi
resterò addormentato.

   La chioma:

   Pesante, densa e rumorosa,
alla finestra del castello
la chioma dell’Amata
è un lampadario giallo.

 Le tue mani bianche sulla mia bocca.
  – La mia fronte sulla tua fronte di luna.

   Pelleas, ebbro, barcolla
sotto la selva profumata.

   – Melisanda, un levriero ulula
per le strade del villaggio.

   – Ogni volta che ululano i levrieri
muoio di spavento, Pelleas.

   – Melisanda, un corsiero galoppa
presso il bosco d’allori.

   – Tremo, Pelleas, nella notte
quando galoppano i corsieri.

   – Pelleas, qualcuno m’ha toccato  
la tempia con una mano fine.

   – Sarà un bacio del tuo amato
o l’ala d’una rondinella.

   Alla finestra del castello
è un lampadario giallo
la chioma miracolosa.

   Ebbro, Pelleas impazzisce.
Anche il suo cuore vorrebbe
essere una bocca che la bacia.

   La morte di Melisanda:

   All’ombra degli allori
Melisanda sta morendo.

   Morirà il suo corpo lieve.
Sotterreranno il suo dolce corpo.
Uniranno le sue mani di neve.
Lasceranno aperti i suoi occhi
perchè illuminino Pelleas
fino a dopo che sarà morto.

   All’ombra degli allori
Melisanda muore in silenzio.
Per lei piangerà la fonte
un pianto tremulo e eterno.

   Per lei pregheranno i cipressi
inginocchiati sotto il vento.
Vi saran galoppi di corsieri,
latrati lunari di cani.

   All’ombra degli allori
Melisanda sta morendo.

   Per lei il sole nel castello
si spegnerà come un infermo.

   Per lei morirà Pelleas
quando lo porteranno al sepolcro.

   Per lei vagherà di notte,
moribondo per i sentieri.
Per lei calpesterà le rose,
inseguirà le farfalle
e dormirà nei cimiteri.

   Per lei, per lei, per lei
Pelleas, il principe, è morto.

   Canzone degli amanti morti:

   Lei era bella ed era buona.
      Perdonala, Signore!
   Lui era dolce ed era triste.
      Perdonalo, Signore!

   S’addormentava tra le sue braccia bianche
come un’ape in un fiore.
      Perdonalo, Signore!

   Amava le dolci canzoni,
lei era una dolce canzone!
      Perdonala, Signore!

   Quando parlava era come se qualcuno
avesse pianto nella sua voce.
      Perdonalo, Signore!

   Lei diceva: ‘Ho paura.
Sento una voce in lontananza.’
      Perdonala, Signore!

   Lui diceva: ‘La tua piccola
mano sulle mie labbra.’
      Perdonalo, Signore!

   Guardavano insieme le stelle.
Non parlavano d’amore.

   Quando moriva una farfalla
piangevano entrambi.
      Perdonali, Signore!

   Lei era bella ed era buona.
   Lui era dolce ed era triste.
   Morirono dello stesso dolore.

   Perdonali,
   perdonali,
      Perdonali, Signore!


Pablo , Parral 1904 – Santiago 1973
 

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1 Comment on "Pelleas e Melisanda"

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Anonymous
Ospite

una delle cose più belle che ho letto in vita mia

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