Sonetto XLIV

   Se l’ottusa sostanza della mia carne fosse pensiero,
la malevola distanza non fermerebbe il mio cammino;
perché, a dispetto dello spazio, verrei portato
dai confini più remoti là dove ti trovi.

   Non importerebbe allora se il mio piede posasse
sul più lontano suolo distante da te;
perché l’agile pensiero balza oltre terra e mare
nel tempo di pensare al luogo dove vorrebbe stare.

   Ma, ah, il pensiero m’uccide di non essere pensiero
da saltar lunghe distese di miglia quando tu sei via,
mentre, così composto di terra e di acqua,
mi tocca aspettare nel mio lamento il comodo del tempo.


William , Stratford 1564 – 1616
 

 

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