Sonetto XVII

   Chi crederà ai miei versi nel tempo futuro
se fossero riempiti dei tuoi più alti meriti?
Eppure, lo sa il cielo, essi non sono che una tomba
che nasconde la tua vita e non mostra la metà dei tuoi pregi.

   Se sapessi scrivere la bellezza dei tuoi occhi
e in nuovi metri misurare tutte le tue grazie,
l’epoca futura direbbe: "Questo poeta mente,
questi tocchi celesti non toccarono mai volti terreni".

   Così le mie carte, ingiallite dall’età,
sarebbero derise, come vecchi ciarlieri più che veritieri,
e i pregi che ti spettano sarebbero definiti furor poetico
e prosodia forzata di un antiquato canto.

   Ma se qualche tuo figlio vivesse in quel tempo,
tu vivresti due volte, in lui e nelle mie rime.


William , Stratford 1564 – 1616
 

 

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