Concili

   Tutti i concili sono infallibili: è impossibile dubitarne, giacché essi sono composti di uomini. E’ impossibile che mai le passioni, gli intrighi, lo spirito litigioso, la gelosia, pregiudizi e ignoranza, possano insinuarsi in queste assemblee.
   Ma perché, si chiederà allora, tanti concili sono stati gli uni contro gli altri? E’ per tenere allenata sempre la nostra fede: hanno avuto tutti ragione, ciascuno nel suo momento.
   Oggi i cattolici romani prestano fede solo ai concili approvati dal Vaticano; i cattolici greci solo a quelli approvati a Costantinopoli; i protestanti non sanno che farsi degli uni e degli altri. Così tutti sono contenti.
   Parleremo qui solo dei grandi concili: i piccoli non ne valgono la spesa.
   Il primo fu quello di Nicea. Riunito nel 325 dell’èra volgare, dopo che Costantino ebbe scritto e inviato per mezzo di Ozio quella sua bella lettera al clero un po’ turbolento di Alessandria: “Voi fate gran liti su un argomento di ben poca importanza. Queste sottigliezze sono indegne di persone ragionevoli…”. Si trattava di sapere se Gesù era natura creata o increata. Questione che non riguardava affatto la morale, che è la cosa essenziale: che Gesù sia stato nel tempo o prima dei tempi, non conta nulla riguardo al dovere che abbiamo di essere buoni e onesti. Dopo molte baruffe, fu deciso infine che il Figlio era della stessa natura del padre, e consustanziale con lui. E’ una formula incomprensibile, ma appunto perciò più sublime. […]

   Checché ne sia, in questo primo concilio non si parlò della Trinità. La formula dice: “Noi crediamo Gesù consustanziale al padre, Dio della Divinità, luce della luce, generato e non creato; crediamo anche allo Spirito Santo”. Lo Spirito Santo, bisogna dirlo, fu sbrigato un po’ alla lesta.
   Troviamo nel supplemento del concilio di Nicea che quei Padri, essendo molto imbarazzati a distinguere quali erano i crifi e apocrifi dell’Antico e del Nuovo Testamento, li misero tutti alla rinfusa su un altare; e quelli non autentici caddero per terra. E’ un peccato che il segreto di questa bella ricetta sia oggi perduto.

   [Nota: Qui si riferisce al metodo di scelta dei vangeli, per stabilire quali di quelli fossero apocrifi, cioè non autentici. I quattro vangeli che rimasero sull’altare sono quelli contenuti oggi (e da allora) nel Nuovo Testamento. Sono gli unici che la Chiesa riconosce come autentici per quanto riguarda il Nuovo Testamento. Di tutti gli altri non si parla praticamente mai. Eppure negli altri vangeli ci sono cose importantissime, come ad esempio l’infanzia di Maria, o l’incontro di Maria con Giuseppe. Ma il punto è che non essendo riconosciuti come autentici – grazie alla selezione praticata con il metodo descritto da -, mancano dell’autorità necessaria per essere ritenuti credibili. Un cantante italiano però ne ha parlato lo stesso. E per la precisione ha dedicato un album intero a questo tema: è La Buona Novella, di Fabrizio de André. Ho sempre pensato di dedicare a quell’album di de André uno spazio in questo blog, ma vista la vastità del tema e l’importanza delle sue implicazioni, sto ancora aspettando di avere il tempo e la voglia necessari per un lavoro di questo genere. In futuro comunque comincerò a postare una canzone per volta dell’album, corredandola delle spiegazioni e dei riferimenti ai vangeli apocrifi che riuscirò a trovare. Nel frattempo consiglio a chiunque l’ascolto di quell’album. Voi non avete mai sentito parlare di Maria in un modo così bello, o di Gesù in modo così umano, o perfino dei ladroni che lo affiancarono sulla croce, non ne avete mai sentito parlare in maniera così bella da nessun cattolico – inclusi tutti i preti che abbia conosciuto – come ne parla il laico de André.]

   Dopo il primo concilio di Nicea, composto da trecentodiciassette vescovi infallibili, se ne tenne un altro a Rimini; e il numero degli infallibili fu questa volta di quattrocento, senza contare un grosso distaccamento di circa duecento a Seleucia. Questi seicento vescovi, dopo quattro mesi di dispute, tolsero unanimemente a Gesù la sua consustanzialità. Ma essa gli fu resa in seguito, salvo che dai sociniani. E così tutto è a posto. […]

   Tralascio altri concili tenuti per delle piccolezze, e vengo al sesto concilio universale di Costantinopoli, riunito per sapere con precisione se Gesù, avendo una sola natura, non avesse però due volontà. Tutti vedono come una tal cosa sia importante per vivere in grazia di Dio.
   Questo concilio fu convocato da Costantino il Barbuto, come tutti gli altri già convocati dagli imperatori precedenti. I legati del vescovo di Roma vi tennero la sinistra, i patriarchi di Costantinopoli e di Antiochia ebbero la destra. Non so se i caudatari a Roma pretendono che la sinistra sia il posto d’onore; ma checché ne sia, Gesù in quell’assemblea ottenne le sue due volontà.
   La legge mosaica aveva proibito le immagini: i pittori e gli scultori non avevano mai fatto affari presso gli Ebrei. Non si vede che Gesù abbia mai avuto quadri, eccetto forse il ritratto di Maria dipinto da Luca; e infine egli non raccomanda mai nei vangeli di adorare delle immagini. I Cristiani tuttavia si misero ad adorarne verso la fine del IV secolo, quando ebbero familiarizzato con le arti belle. L’abuso giunse a tal punto nell’VIII secolo che Costantino Copronimo riunì a Costantinopoli un concilio di trecentoventi vescovi, il quale anatemizzò il culto delle immagini, chiamandolo idolatria.
   L’imperatrice Irene tuttavia (quella stessa che farà poi cavare gli occhi a suo figlio) convocò nel 787 il secondo concilio di Nicea, e l’adorazione delle immagini fu riammessa. […]

   Nel 1414, ci fu il gran concilio di Costanza, dove ci si contentò di deporre Papa Giovanni XIII, accusato di mille delitti, ma si bruciarono Giovanni Hus e Gerolamo da Praga, per essere stati ostinati, visto che l’ostinazione è un delitto assai più grave che non l’assassinio, il ratto e la sodomia.
   Nel 1431, gran concilio a Basilea, non riconosciuto a Roma perché vi si depose Papa Eugenio IV, il quale non si lasciò deporre per niente.
   Infine abbiamo il gran Concilio di Trento, il quale non fu accettato in Francia in materia di disciplina; ma che fissò dei dogmi incontestabili, visto che lo Spirito Santo arrivava da Roma a Trento tutte le settimane per valigia diplomatica, a quanto dice fra Paolo Sarpi. Ma quel Sarpi sapeva un po’ di eretico.


Concili, Dizionario filosofico. Voltaire, Parigi 1694 – 1778
 

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6 Commenti on "Concili"

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[…]    Questione Quinta:    Dopo la nostra santa religione, che senza dubbio è la sola buona, quale sarebbe la meno cattiva?    Non sarebbe forse la più semplice? Non sarebbe quella che insegnasse molta morale e pochissimi dogmi? Che tendesse a render giusti gli uomini senza obbligarli a credenze assurde? Che non ordinasse di credere a cose impossibili; contraddittorie, ingiuriose per la divinità e dannose al genere umano, e non osasse minacciare di pene eterne chiunque preferisce tenersi al senso comune? Non sarebbe forse una religione che non sostenesse con la sua influenza dei sanguinari tiranni, e che non… Leggi il resto »
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[…] Per approfondimenti sul Concilio di Nicea, qui c’è la voce Concili del Dizionario filosofico di […]

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[…] interessa approfondire i severissimi criteri di scelta per i 4 vangeli ufficialmente riconosciuti, potete leggere Voltaire che racconta le modalità usate nel Concilio di Nicea per la scelta dei Vangeli canonici. […]

Costanza
Ospite
Io sarei curiosa di sapere com’è che li hanno messi questi libri sull’altare.Si, perchè se alcuni li hanno deposti a mezz’aria, in bilico, era naturale che cadessero. Oppure devo supporre che qualcuno non conoscesse ancora la legge di gravità? Ah… giusto che sbadata, l’aveva inventata Galileo, quello che era stato per tanto tempo scomunicato! ma, non è che ci fossero delle correlazioni, no, no. E’ che semplicemente, questo Galileo, non si faceva i fatti suoi, com’è possibile smentire così ciò che per la chiesa era chiaro e lampante? E poi ,tutta questa ricerca, tutta questa scienza, ma , a cosa… Leggi il resto »
Luca
Ospite
Max
Ospite

La riflessione, come l’hai chiamata, è una voce del Dizionario Filosofico di Voltaire

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