Figlio che non ho

  

   Bambino che non ho, figlio mai nato, cercherò di spiegarti tutto ciò che ti ho evitato.
   Il parto, innanzi tutto, e il dolore di saperti espulso dall’amore. La paura di venire abbandonato, quei vagiti lunghi come i fischi dei treni notturni nelle stazioni secondarie, e il suono, il suono delle parole indecifrabili che t’impongono la loro dizione.
   E i birignao intollerabili con cui ti si rivolgono le persone. La prima volta che la tua mamma uscirà la sera. Il terrore che non tornerà più. Ti ho evitato la vergogna di fartela sotto a scuola, gli altri che ridono e ti mettono alla gogna. La fatica di sollevare la prima matita come un macigno, e il ghigno dei grandi quando deformi le parole.
   Ti ho evitato il freddo quando piove la paura dei tuoni dei fantasmi delle streghe, e poi le prime beghe: quando un compagno ti dirà "Tuo padre è un ubriaco" oppure "Noi siamo molto più ricchi di voi" e ti faranno vergognare della tua famiglia e del tuo nome.
   Io ti ho evitato, piccolo, l’angoscia di un cognome e delle ombre che comporta e poi, diciottenne al primo amore, la sconfitta di attendere ore dietro una porta lei che non ti vuole. E l’assillo del primo impiego, l’offesa di tutte le pratiche burocratiche, i soprusi di chi ti comanda e l’arroganza dei potenti.
   Io ti ho evitato tutte le litigate, le sgridate, il dolore di quando moriranno tuo padre e tua madre, la solitudine del deserto, quella provocata dall’invidia, dal tradimento, quella solitudine che ti farà percorrere tutte le periferie dell’anima.
   E poi, da vecchio, lo sgomento per aver tanto vissuto e sofferto e gridato e amato, inutilmente, in cambio di niente, inascoltato. L’elenco potrebbe continuare, ma è un’impresa inutile, come catalogare le gocce del mare. Inutile, perché il dolore più grande, tuo padre non te l’ha evitato.
   Il dolore di non essere nato.

La baptéme de Moorea – Patrice Beuret

, Jack Folla – Alcatraz 

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4 Commenti on "Figlio che non ho"

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Unforgiven
Ospite

Il che non c’entra molto.

Nella biografia di Diego Cugia, c’è scritto che da ragazzo, tra le altre, leggeva le poesie di Sylvia Plath. Che sarebbe la moglie dell’autore di Ted Hughes di "Perfect Light".

Unforgiven
Ospite

Mi sono inceppata. Credo si capisca, in ogni modo.

Max
Ospite

Si capisce. Non la sapevo questa cosa di Cugia. In futuro comunque visto che ne parliamo dovrei mettere qualche poesia di Sylvia Plath nel blog, ma devo avere tempo e predisposizione per cercarle perché come autrice non mi piace tantissimo. Molto introspettiva, forse troppo, addirittura oscura direi, in tutti i sensi che si possono dare a questa parola. Anche se non la conosco per niente bene, e forse dovrei evitare di parlarne prima di conoscerla meglio. Quando avrò questa predisposizione sarà l’occasione per conoscerla meglio.

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