La fantasia degli opposti

   Jung e la letteratura della psicologia analitica impiegano il termine principalmente per indicare l’aspetto controsessuale, meno conscio, della psiche maschile (Nota: cfr. anche questo post e questo sulle definizioni in Jung). Secondo Jung, “L’Anima può essere definita come l’immagine o l’archetipo o la sedimentazione di tutte le esperienze dell’uomo con la donna”. Questa definizione di base che situa Anima nella psiche maschile soltanto, viene rafforzata da una riflessione di ordine biologico: “Anima è presumibilmente una rappresentazione psichica della minoranza di geni femminili presente nel corpo maschile”, dice ancora Jung. […]

   La prima nozione di Anima come il lato controsessuale dell’uomo nasce all’interno di una fantasia degli opposti. Uomo e donna sono opposti, coscienza e inconscio sono opposti, mascolinità cosciente e femminilità inconscia sono opposti. All’interno di queste opposizioni ve ne sono poi altre più specifiche: una coscienza giovanile ha una figura Anima più anziana; l’uomo adulto fa coppia con un’immagine d’età vicina alla sua; la coscienza senile trova corrispondenza in una bambina. […]

   Più un uomo si identifica con il suo ruolo biologico e sociale di uomo (Persona), più forte dentro di lui sarà il dominio dell’Anima. Come infatti la Persona presiede al processo di adattamento alla coscienza collettiva, così l’Anima governa il mondo interiore dell’inconscio collettivo. […]

   Poiché la fantasia degli opposti mantiene l’Anima in coppia, sul piano sociale, o con la Persona o con l’Ombra, e, sul piano del genere, con la mascolinità, noi trascuriamo la sua fenomenologia per sé e troviamo quindi difficile comprenderla se non in contrapposizione a queste altre nozioni (mascolinità, Ombra, Animus, Persona). Guardiamo insomma alla fenomenologia dell’Anima dall’interno di un tiro a due, o dall’altro braccio di una bilancia. Deduciamo le nostre nozioni di Anima come compensazione di qualcos’altro a cui essa è sempre aggiogata. E poiché le differenze tra mascolinità sociale e mascolinità sessuale rimangono confuse e le nostre idee sull’Io si sono cristallizzate in clichés dogmatici, la definizione di Anima tende a essere un prodotto, e un prodotto non abbastanza differenziato, dalle sua attualizzazioni culturali e storiche. Eppure la fenomenologia di Anima esisteva da prima e continua a esistere indipendentemente dalla cornice psicologica in cui essa è stata inserita. In altre parole Anima dà a ciascuno di noi il senso di un’anima individualizzata, del tutto indipendentemente da qualunque cosa essa possa compensare. Ma questa anima individualizzata è solo un lampo di intuizione. Ed è appunto questa latenza, questo essere gravida nella sua sconosciutezza, ad accendere le ossessioni che ci spingono verso di lei. Poiché essa porta nel suo ventre il nostro divenire individualizzato, noi siamo attirati dentro il fare anima.


James , Anima. Atlantic City – 1926
 

 

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