Yorick

   Becchino: … Guardate, ecco un teschio rimasto qua sotto per ventitré anni.
   Amleto: A chi apparteneva?
   Becchino:
A un pazzo scatenato. Chi pensate che fosse? Dite un nome.
   Amleto:
Non saprei.
   Becchino:
La peste su di lui per i suoi scherzi! Una volta mi vuotò sulla testa un boccale di vino del Reno. La testa che vedete, signore, fu il teschio di Yorich, il buffone del re.
   Amleto:
Questo?
   Becchino:
Proprio.
   Amleto:
Dammelo. (Prende il teschio). Povero Yorich. Io lo conobbi, Orazio; un uomo di un’arguzia infinita, di una fantasia senza pari. Mille volte mi portò a cavalcioni sulle spalle, e ora come lo aborre la mia immaginazione! Lo stomaco mi si rovescia. Qui pendevano le labbra che baciai non so quante volte. Dove sono ora le tue canzoni, le facezie, le burle, gli scoppi di allegria a cui faceva eco l’intera tavolata? Nessuno più da far ridere, con questa smorfia? E’ umiliante. Affacciati allo specchio della mia bella, e devi dirle, dille che si dipinga quanto vuole, a questa apparenza dovrà venire: che ne rida, se può!

Eugène Delacroix, Amleto e Orazio al cimitero – Louvre, Parigi


Amleto. William , Stratford 1564 – 1616 
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