Voltaire

   Ci sono persone cui riservo una venerazione assoluta, un amore incondizionato (come ogni amore è incondizionato), un’ammirazione e un rispetto senza pari. Quasi tutte queste persone sono morte. Molte di queste sono citate in questo blog, altre le aggiungerò con il tempo, altre ancora non ci entreranno mai. Qualcuna di queste è viva, una di queste ha dormito con me.
Uno mi è stato padre.

   Il 21 novembre 1694 nasce a Parigi una di queste persone: François-Marie Arouet, alias . A dieci anni François-Marie entra nel collegio dei gesuiti. In seguito viene affidato all’abate di Chateauneuf, suo padrino, che lo introduce nel circolo dei giovani “Liberi pensatori”. Nel 1716, a 22 anni, François-Marie si procura il suo primo esilio per due scritti sul duca d’Orleans, e nel 1717 viene imprigionato per aver composto una satira ingiuriosa sul regno di Luigi XIV; durante gli 11 mesi di prigionia porta a termine la tragedia Edipo, che avrà grande successo. Nel 1723 adotterà lo pseudonimo di Voltaire e con l’investimento oculato dell’eredità paterna saprà assicurarsi una notevole ricchezza.
   Nel 1726 Voltaire viene rinchiuso nuovamente nella Bastiglia, per contrasti col cavaliere di Rohan, ma nel maggio dello stesso anno si trasferisce in esilio volontario in Inghilterra, dove resterà per tre anni. Nel 1729 ottiene di poter tornare a Parigi dove scriverà diverse opere negli anni a venire: La Storia di Carlo XII, Bruto, Zaira, La morte di Cesare e Le Lettere Filosofiche. Le Lettere Filosofiche furono pubblicate in Olanda nel 1734 e diffuse clandestinamente in Francia, con enorme successo. In queste 25 lettere Voltaire contrappone la libertà che in Inghilterra si esplicava in tutte le sue forme, all’assolutismo e il dogmatismo vigenti in Francia. Le Lettere verranno immediatamente condannate in Francia, e Voltaire sarà costretto a un nuovo esilio.

   Nel 1744 Voltaire rientra a Parigi e riacquista il favore della Corte, tanto che nel 1746 entra all’Accademia ed è nominato storiografo del Re. Nel 1747 però è di nuovo in disgrazia e di nuovo in esilio. Nel 1749 parte per Berlino, dove Federico II di Prussia gli offre un posto di ciambellano. Il periodo prussiano, iniziato con grandi onori e finito con un arresto, dura solo tre anni. Abbandonata Berlino per l’Alsazia e poi per Lione, Voltaire si stabilisce a Ginevra; nel 1755 inizia a collaborare all’Encyclopedie. Del 1756 sono il Saggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni, e il Poeme sur le desastre de Lisbonne, che anticipa l’argomento svolto in Candido e l’ottimismo (1759): la dimostrazione dell’assurdità dell’ottimismo filosofico di Leibniz e l’invito all’umanità di non aggiungere il male morale al male già insito nella Natura.
   Nel 1760 Voltaire che intanto si è stabilito definitivamente a Fernet, al confine svizzero, si dedica a importanti opere filosofiche: Trattato della tolleranza, 1763; Dizionario filosofico, 1764; Questions sur l’Encyclopedie, 1770, e scrive un gran numero di pamphlet contro gli abusi della giustizia, e contro tutte le forme di superstizione e di intolleranza.
   Il 30 maggio 1778 Voltaire muore a Parigi, dove era stato eletto presidente dell’Accademia.
  
   Antologia di giudizi:

  •    “Tranne che in alcuni suoi capolavori, coglie solo il lato ridicolo delle cose e dei tempi. Mentre la sua immaginazione v’incanta, fa balenare una falsa ragione che distrugge il meraviglioso, rimpicciolisce l’anima e rivela in una luce orrendamente gaia l’uomo all’uomo. Seduce e affatica per la sua immobilità; estasia e disgusta; non si sa quale sia la forma a lui propria: sarebbe insensato se non fosse così saggio, e cattivo se la sua vita non fosse piena di benemerenze.” Chateaubriand
  •    “E’ troppo leggero per essere crudele. Dice cose enormi piroettando sul tallone. Ma è ammirevole nel contraddirsi, per andare di slancio fino in fondo a un’idea e poi, con altrettanto slancio, sino in fondo all’idea contraria, per essere inconseguente con sovrana e intrepida certezza, per essere ateo, teista, ottimista, pessimista, audace innovatore, reazionario arrabbiato, sempre con la stessa lucidità di pensiero e decisione di argomento, sempre come se non pensasse mai ad altro, cosa che rende ogni suo libro una meraviglia di limpidezza, e ogni sua opera un prodigio d’incertezza. Questo grande spirito è un caos di idee chiare.” Faguet
  •    “Voltaire fu l’ultimo grande scrittore che, nel maneggiare la lingua della prosa, ebbe l’orecchio di un greco, la coscienza artistica di un greco, la semplicità e la grazia di un greco.” Nietzsche
  •    “La filosofia volterriana è stata giudicata severamente. Faguet la definiva ‘un caos di idee chiare’. E’ certo che un sistema perfettamente chiaro ha poche possibilità di essere l’immagine di un mondo oscuro. Voltaire ha indicato meglio di chiunque, nei suoi giorni di franchezza, i limiti della chiarezza e quel che c’è, nei destini umani, di follia e di confusione.” Maurois
  •    “Il filosofo che più ha fatto per preparare la forma attuale della nostra civiltà.” Lanson


Credits: Parte della biografia è stata tratta dall’introduzione al Dizionario filosofico, 2ª edizione Gli Oscar, novembre 1968 – Mondadori

 

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