I Diari di Sylvia

  • L’astratto uccide, il concreto protegge. […] Quanto aiuta spolverare, lavare i piatti tutti i giorni, parlare con gli amici che non sono matti e spolverano, lavano e pensano che questa sia la vita che c’è da vivere…
  • La scrittura è un rito religioso: è un ordine, una riforma, una rieducazione al riamore per gli altri e per il mondo come sono e come potrebbero essere. Una creazione che non svanisce come una giornata alla macchina da scrivere o in cattedra. La scrittura resta: va sola per il mondo. Tutti la leggono, vi reagiscono come si reagisce a una persona, a una filosofia, a una religione, a un fiore: può piacergli o meno. Può aiutarli o meno. La scrittura prova delle emozioni per dare intensità alla vita: offri di più, indaghi, chiedi, guardi, impari e modelli: ottieni di più: mostri, risposte, colore, forma e sapere. All’inizio è un atto gratuito. Se ti fa guadagnare tanto meglio. […] La cosa peggiore, peggiore di tutte, sarebbe vivere senza scrittura. E allora, come vivere con i mali minori e sminuirli ancora?
  • Per me il presente è l’eternità e l’eternità è sempre in movimento, scorre, si dissolve. Questo attimo è vita. E quando passa, muore. Ma non si può ricominciare a ogni nuovo attimo, ci si deve basare su quelli già morti. È un po’ come le sabbie mobili… senza scampo fin dall’inizio. Un racconto, un quadro possono far rivivere un poco la sensazione, ma mai abbastanza, mai abbastanza. Niente è reale, eccetto il presente, e io mi sento già soffocare sotto il peso dei secoli. Un centinaio di anni fa una ragazza ha vissuto come vivo io. Poi è morta. Io sono il presente, ma so che anch’io me ne andrò. L’istante sublime, la fiamma che consuma arriva e subito scompare: sabbie mobili, sempre. E io non voglio morire.
  • Un’improvvisa lama di luce bluastra sul pavimento di una stanza vuota. E mi sono resa conto che non era un lampione ma la luna. Che cosa c’è di più bello, in una notte come questa, che essere vergine, pura, sana e giovane?… (Essere violentata)
  • Guardo giù nel caldo mondo terrestre. Nel groviglio di letti di amanti, culle di bambini, tavole apparecchiate, tutto il solito viavai vitale di questa terra, e mi sento estromessa, chiusa dietro una parete di vetro. Presa tra la speranza e la promessa del mio lavoro.
  • C’è qualcosa che mi sta aspettando. Forse un giorno avrò una rivelazione improvvisa e potrò vedere l’altra faccia di questo enorme, grottesco scherzo. E allora riderò. E saprò cos’è la vita.


Diari (Adelphi – 2004). , Massachussets 1932 – Londra 1963
 

 

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2 Commenti on "I Diari di Sylvia"

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DesinasIneptire
Ospite

Penso che non li leggerò mai questi diari perchè uno deve essere particolarmente "pronto a tutto" per leggerli.

Tra le canzoni c’è "E ti vengo a cercare".
Faccio sempre il tifo per "E ti vengo a cercare" perchè la maggior parte della gente conosce solo "La cura" e sarebbe meglio che conoscesse anche "E ti vengo a cercare".

Max
Ospite
Un buon filtro ai diari deve averlo messo il marito. Ho letto che ne ha distrutti la metà dopo il suicidio della Plath, per impedire ai figli di leggerli. Purtroppo non sapremo mai cosa c’era scritto nella metà andata distrutta. Questi che sono stati pubblicati sono quello che resta. Non so dire cosa ci sia scritto, non li ho letti. La storia dei diari e queste citazioni le ho trovate in internet, ma il suo pensiero è così lucido che penso che li leggerò. Un pensiero lucido e una forma scritta così bella hanno sempre rappresentato un’attrazione irresistibile per me,… Leggi il resto »
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