La persona peggiore

   Io sono la persona peggiore che conoscete. Se per caso qualcuno di voi leggendo questo blog avesse sospettato qualcosa di buono in me, stropicciatevi gli occhi e guardate meglio.
   In un rapporto d’affari sono la persona più seria che conosco. L’unica fortuna che possa capitare a chiunque incontrandomi è fare affari con me.

 

  Sono un pessimo amico, il peggior parente di chiunque, come parte di un rapporto di coppia non riesco a immaginare un’idea peggiore che innamorarsi di me. L’essere umano sostanzialmente non mi interessa, se non in quello che eventualmente è stato capace di lasciarsi dietro, come le opere d’arte che ho raccolto in questo blog che sono le sole cose che mi interessano davvero.

 

  Non mi interessate e lo sapete perché? Perché tranne che in rari lampi di intuizione, non sapete mai di che cosa sto parlando. La chitarra di Gilmour sa sempre di che cosa sto parlando. Pessoa lo sapeva, Shakespeare l’ha saputo, la Dickinson mentre dava i nomi fiore per fiore a tutto il suo giardino, lei lo sapeva. Neruda, la Achmatova, Auden, Blake, Poe, Morrison, Van Gogh, tutti quanti loro lo sapevano. E non è tutto. La cosa più bella di tutti loro, quello che apprezzo di più, è che pur avendo così tanto da dire, così tanto da dare, nessuno di loro, non uno, ha mai voluto dirmi o darmi un bel niente. Mentre tutti i giorni lì fuori moltissimi di voi pretendono di volermi parlare non avendo niente da dire.

 

 

  Non sarei mai voluto crescere, per il mondo sono semplicemente inadatto. Da bambino era molto meglio. C’era l’attesa, con tutto quello che significa. C’era il pugile che scalpitava eccitato nel suo accappatoio bianco, con i muscoli delle gambe che scalciavano come due cavalli di razza. Che sudava d’entusiasmo nel camerino agitando le braccia nell’aria e sbattendo i guantoni nuovi di pacca uno contro l’altro. C’era l’impazienza: Sì ma quando tocca a me!
   Mai.

 

 

 

  Appena sollevato il velo misterioso dell’attesa, smesso lo sguardo da piccolo e indossato quello da adulto, una volta rovesciato il cilindro vuoto del mago, appena aperto il sipario, messo lì davanti alla macchina da presa col regista che ti indica gridando Azione!
(non c’è mai stato nessun regista che mi abbia indicato gridando Azione!, forse diceva a quello di fianco a me, non lo so)
una volta che tutto si è rivelato per quello che non era, è subentrata la profonda delusione di chi si guarda intorno chiedendosi se davvero è tutto lì o stanno scherzando. Dopo la delusione è arrivato il disprezzo. Che è altrettanto sprecato quanto qualunque altra cosa. Per ultima è arrivata l’indifferenza. Se questo fosse un ciclo e potessi scegliere, vorrei ricominciare dall’attesa. E’ il momento migliore di ogni cosa.

 

 

 

  Non ho particolari abilità, se non quella di saper leggere (non è una cosa da poco) e scrivere. Se questa fosse la vita e potessi scegliere, vorrei che qualche editore pazzo mi scoprisse e si convincesse quanto me che sono uno scrittore. 

 

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