L’unico viaggiatore con animo da viaggiatore che ho conosciuto era un ragazzino, un garzone di un ufficio dove una volta ho lavorato. Costui collezionava depliants pubblicitari di città, di compagnie turistiche; possedeva delle carte geografiche (alcune strappate da qualche rivista, altre che raccoglieva qua e là); aveva delle illustrazioni di paesaggi, delle stampe di costumi esotici, delle fotografie di navi ritagliate da giornali e riviste. Andava alle agenzie di viaggio, a nome di un ipotetico ufficio, o forse a nome di qualche ufficio esistente, forse l’ufficio nel quale lavorava, e chiedeva depliants per un viaggio in Italia, per dei viaggi in India; opuscoli pubblicitari delle rotte navali fra il Portogallo e l’Australia.
Ma forse tutta quella storia aveva un’altra spiegazione ed egli stava soltanto imitando qualcuno. Oppure… Sì, considerando la spaventosa differenza che c’è fra l’intelligenza dei bambini e la stupidità degli adulti, a volte credo che nell’infanzia siamo accompagnati da un angelo custode che ci presta la sua intelligenza astrale e che dopo, forse con dispiacere ma per una legge superiore, ci abbandona come le femmine degli animali abbandonano i loro cuccioli cresciuti, al verro che è il nostro destino.
Il libro dell’inquietudine. Fernando Pessoa, Lisbona 1888 – 1935 
Risposte a “Pagina 99”
Lascia un Commento