settembre 20th, 2006

Pagina 99

Pensieri, Pessoa, by Max.

   L’unico viaggiatore con animo da viaggiatore che ho conosciuto era un ragazzino, un garzone di un ufficio dove una volta ho lavorato. Costui collezionava depliants pubblicitari di città, di compagnie turistiche; possedeva delle carte geografiche (alcune strappate da qualche rivista, altre che raccoglieva qua e là); aveva delle illustrazioni di paesaggi, delle stampe di costumi esotici, delle fotografie di navi ritagliate da giornali e riviste. Andava alle agenzie di viaggio, a nome di un ipotetico ufficio, o forse a nome di qualche ufficio esistente, forse l’ufficio nel quale lavorava, e chiedeva depliants per un viaggio in Italia, per dei viaggi in India; opuscoli pubblicitari delle rotte navali fra il Portogallo e l’Australia.

   Non era solo il più grande viaggiatore, perché il più vero, che ho conosciuto: era anche una delle persone più felici che ho avuto occasione di incontrare. Mi dispiace aver perso sue notizie; o in realtà non mi dispiace, perché oggi, passati più di dieci anni dal breve tempo in cui l’ho conosciuto, deve essere un uomo, stupido, un uomo che compie i suoi doveri, forse sposato, sostegno sociale di qualcuno. Insomma, un cadavere della sua stessa vita. E’ perfino possibile che abbia viaggiato con il corpo, lui che sapeva viaggiare così bene con l’anima.

   Ora all’improvviso mi ricordo: costui sapeva esattamente per quali ferrovie si andava da Parigi a Bucarest, per quali ferrovie si percorreva l’Inghilterra; e nella sua pronuncia sbagliata di nomi bizzarri c’era l’olimpica certezza della sua grandezza d’animo. Oggi, sì, deve esistere come un morto; ma forse un giorno, da vecchio, si ricorderà quanto sia non solo migliore ma più vero sognare Bordeaux che sbarcare a Bordeaux.
   Ma forse tutta quella storia aveva un’altra spiegazione ed egli stava soltanto imitando qualcuno. Oppure… Sì, considerando la spaventosa differenza che c’è fra l’intelligenza dei bambini e la stupidità degli adulti, a volte credo che nell’infanzia siamo accompagnati da un angelo custode che ci presta la sua intelligenza astrale e che dopo, forse con dispiacere ma per una legge superiore, ci abbandona come le femmine degli animali abbandonano i loro cuccioli cresciuti, al verro che è il nostro destino.


Il libro dell’inquietudine. , Lisbona 1888 – 1935
 

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