Sonetto LXI

   Sei tu a volere che la tua immagine tenga aperte
le mie palpebre pesanti nell’estenuante notte?
Sei tu a desiderare che i miei sonni siano rotti
da ombre a te sembianti che ingannano il mio sguardo?

   È forse il tuo spirito che stacchi dal tuo corpo
e mandi da lontano per spiare le mie azioni,
per scoprire in me ore frivole e vergogne,
bersaglio ed alimento della tua gelosia?

   No, il tuo amore pur forte, non è tanto grande:
è il mio amore che mi tiene gli occhi aperti,
il mio devoto amore frusta il mio riposo
per restare sempre vigile al tuo fianco.

   Per te rimango sveglio, mentre tu vegli altrove,
molto lontano da me, ad altri troppo vicino.


William , Stratford 1564 – 1616
 

 

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