La musa malata

   Ahimè, povera musa mia, che cos’hai stamane?
I tuoi occhi vuoti sono popolati di visioni notturne,
e vedo sul colore del tuo volto riflettersi
alterni, freddi e taciturni, follia e orrore.

   Il succube verdastro ed il folletto rosa hanno versato in te,
dalle loro urne, la paura e l’amore?
E d’un pugno dispotico e ribelle l’incubo ti ha forse annegata
al fondo di un favoloso Minturno?

   Vorrei che esalando odore di salute il tuo petto
fosse frequentato sempre da pensieri vigorosi
e il tuo sangue scorresse a ritmici fiotti,
come i suoni numerosi delle sillabe antiche
ove regnano volta a volta Febo, padre di canzoni
e il grande Pan, signore delle messi.


Charles , Parigi 1821 – 1867
 

 

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