Uno, due, centomila

   Che ne devo fare di questa solitudine? Io ho una vita e non so che cosa farci. Ho sempre cercato di fare la cosa giusta, quando vedevo le vie sbagliate cercavo di evitarle, qualcuna l’ho infilata mio malgrado. Ho sempre giudicato severamente il mio prossimo, perché severamente giudico me stesso. Ho sempre preteso qualcosa in cambio di quello che davo, perché mi sembra giusto che sia così. Credo nel rispetto, credo nella reciprocità, credo in quelli della mia generazione.

   Tutto quello che ho fatto l’ho fatto senza risparmiarmi, mai. Ho sempre messo il meglio di quello che avevo anche nelle piccolezze, anche nelle banalità: ho sempre cercato di curare al meglio le cose che facevo, le cose che parlano di me meglio di me. Risultato: sono scomparsi tutti quanti. Sono scomparsi gli amici, scomparse le donne, scomparsi i conoscenti, tutti. Qui non è rimasto più nessuno. Se dovessi raccontarvi il mio stato d’animo di oggi, potrei riassumerlo dicendovi che sono contento perché sono solo, e sono triste perché sono solo. Sono preoccupato per me, perché sono solo. Sto bene dentro perché sono solo. La notte dormo perché dormo da solo. Di tutte le persone che ho allontanato negli anni, ne salverei solo due: un amico e una ragazza – che forse non avrebbe salvato me, ma questo è un altro discorso. Due su un migliaio, gli altri davvero sono andati senza rimpianti. Due su un migliaio, continuando ad avere rapporti con loro avrei avuto solo da perdere. Due su un migliaio, 998 sono state scelte giuste. Due su un migliaio, statisticamente è un successo. Due su un migliaio, praticamente è un disastro. Per riavere indietro quelle due persone oggi, mi terrei anche tutti gli altri 998, e decine di migliaia come loro.
   Due su un migliaio è un disastro.

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