Presenza

Ti mostrerò quant’è profonda la tana del coniglio
(Morpheus, Matrix)

Tesoro, luce della mia vita, non ti farò niente. Solo che devi lasciarmi finire la frase. Ho detto che non ti farò niente. Soltanto quella testa te la spacco in due! Quella tua testolina te la faccio a pezzi!
(Jack Nicholson, Shining)

   In caso di presenza, Jack sparisce e la faccia dell’amore si presenta così:

   “C’è un’ora particolare che precede di poco il crepuscolo. Quando il sole lancia le ultime schermaglie di luce del giorno, bucando solo con qualche raggio la fragile inconsistenza di nuvole capricciose, sembra che la natura si diverta a giocare e il cielo inventi nuovi colori solo per il piacere di chi voglia fermarsi a guardarli. E’ in quel momento che l’azzurro è un po’ meno azzurro, il rosso è un po’ più rosso, sfumature gialle e arancioni dipingono l’orizzonte di quei colori che molti pennelli hanno provato a fermare. Mai visto uno che ci sia riuscito.
   Quando stavamo insieme, Stefania per me era quei colori. Lei era il mio pensiero di notte, quando non dormivo per non smettere di pensarla. Era il mio senso di giorno, quando le ore ci separavano dilatandosi come gomma da masticare, e il tempo si frapponeva tra noi come un ospite senza invito. Con lei i prati erano più verdi, il cielo più azzurro, il mare era diverso, il cibo era più buono. Insieme a lei la vita era, dopo di lei la vita non era più.” – (Tratto da Quattro anni dopo)

Che ci crediate o no, io e Stefania eravamo la fine del mondo. Andata e ritorno.

L’amore – come gran parte delle vicende umane – ha almeno due modi di essere: il modo che ti riguarda dipende dal tuo punto di osservazione, che può trovarsi o molto in alto o molto in basso. Amare è una passeggiata sul ciglio di un burrone, con le orecchie insidiate dal rumore del brecciolino che continua a precipitare nell’abisso passo dopo passo. E non è il rumore del brecciolino a preoccuparti, è quello dell’abisso: è un rumore silenzioso, un rumore minaccioso, qualcosa che tendi l’orecchio e non riesci a sentire,
(quant’è profonda la tana del coniglio?),
qualcosa che non è come dovrebbe essere, un suono che non suona, un’eco che non ritorna. Jack vive dall’altro lato della porta con l’accetta in mano e il ghigno stampato sulla faccia.

   Ma amare vale questo rischio? Non lo so, tanto varrebbe prendere un teschio in mano e cominciare a passeggiare nella stanza chiedendosi se sia meglio essere o non essere. Non si sceglie di amare, l’amore succede e questo è tutto. Quando qualcuno vi dice che non vuole lasciarsi andare perché è già rimasto fregato o argomenti di questo genere, non credetegli. E’ un bugiardo. Se non si lasciano andare è perché non sono innamorati, ed è per questo che mantengono il controllo della situazione. Quando la ruota dell’amore comincia a girare, le cose si capovolgono, girano su sé stesse, piroettano, ballano, si agitano, esplodono, tutto sono meno che sotto controllo.

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