La settima luna

La settima luna, era quella del Luna Park
lo scimmione si aggirava, dalla giostra al Bar
mentre l’angelo di Dio bestemmiava
facendo sforzi di petto
grandi muscoli e poca carne, povero angelo benedetto

   La settima luna era bianca come una vergine e fredda come l’assenza: era luglio, dentro casa mia si gelava. Il giorno non si lavorava, la notte non si dormiva. Giorno e notte, notte e giorno si pensava. Un ragazzo e una ragazza litigarono sotto casa una sera di quelle. Dalla finestra aperta sentivo tutti i discorsi che facevano. Due ore di minacce di abbandono, poi la pace. Avrei voluto essere uno dei due, chiunque, anche la donna. Anche un sasso, anche un albero, una foglia che cade, una panchina, la vernice della panchina, qualunque cosa non fosse quella cosa che girava il suo corpo nel letto e un pensiero di donna nella testa cercando di addormentarsi.

La sesta luna, era quella di un disgraziato
che maledetto il giorno che era nato
ma rideva sempre
da anni non vedeva le lenzuola e con le mani
con le mani sporche di carbone
toccava il culo a una signora e rideva e toccava
sembrava lui il padrone

   La sesta luna era un quarto nel cielo, una falce che ti guardava minacciosa sopra la finestra della tua stanza; era di giugno, il mese col ghigno sulla faccia. Jack ha sfasciato la porta, Jack è entrato, Jack dilaga e ride e tocca e è lui il padrone. Il mese della svolta: una vita prima di giugno, una vita dopo giugno ma niente a giugno: giugno è il mattatore, l’assassino. La sesta luna cominciò a falciare all’improvviso e io non feci in tempo a scansarmi.

La quinta luna, fece paura a tutti
era la testa di un signore che con la morte vicino
giocava a bigliardino
era pelato ed elegante
né giovane né vecchio forse malato
sicuramente era malato
perché perdeva sangue da un orecchio

   La quinta luna andava forte in discesa. Fu un mese sfrenato. A maggio si litigò, si fece l’amore, si mangiarono pizze e frittelle mai viste come quelle, si vide Bennato passeggiare per strada a Napoli, si fecero promesse, si armarono progetti di vacanze mai fatte. Poi arrivò il 31 e la luna si sgonfiò come un palloncino bucato. E’ suonata la mezzanotte, raccogli la scarpa dalle scale, la carrozza è già una zucca e i cavalli squittiscono. Ma in discesa maggio andava fortissimo.

La quarta luna, era una fila di prigionieri
che camminando seguivano le rotaie del treno
avevano i piedi insanguinati
e le mani, e le mani, e le mani, senza guanti
ma non preoccupatevi il cielo e’ sereno
oggi non ce ne sono più tanti

   Lo spartiacque del cielo. La luna di mezzo scivolava appesa a una buccia di banana: la quarta luna era una corda intorno al collo. Ancora presto per preoccuparsi finché non comincia a stringere, ma già troppo tardi per pentirsi. Dalla quarta luna non c’è ritorno, l’amore stacca biglietti di sola andata.

La terza luna uscirono tutti per guardarla
era così grande che più di uno pensò al Padreterno
sospesero i giochi, si spensero le luci
cominciò l’inferno
la gente corse a casa perché per quella notte ritornò l’inverno

   La terza luna splendeva bianca e inconsapevole la notte in cui la tradii per la prima volta. Con la luna del traditore cominciò l’inferno: Devo lasciarla, Non posso lasciarla! Il volto pallido della terza luna era il mio il giorno in cui le telefonai per dirle che l’avevo tradita. Era il mio quando mi rimangiai tutto subito dopo, negando, negando fino alla morte. Era il mio quando non sapevo più chi ero io.

La seconda luna, portò la disperazione tra gli zingari
qualcuno addirittura si amputò un dito
tutti andarono in banca a far qualche operazione
ma che confusione
la maggior parte prese cani e figli e corse alla stazione.

   La luna innamorata era la seconda e ultima luna che valeva la pena di vedere. Le ore ci separavano crudeli come un inganno. La seconda luna fu quella degli appuntamenti dal sapore buono come l’aria di prima mattina sulla spiaggia, colorati come l’ultimo sole nell’ultima ora del giorno, accesi come il desiderio, febbrili come l’attesa. Il tempo era una domanda: Quando?

L’ultima luna, la vide solo un bimbo appena nato
aveva occhi tondi e neri e fondi e non piangeva
con grandi ali prese la luna tra le mani, tra le mani
e volò via e volò via era l’uomo di domani
e volò via e volò via era l’uomo di domani.

   La prima luna era un bimbo appena nato. Aveva tutta la vita davanti e un sacco, ma proprio un sacco di possibilità. La prima luna era: Dove vuoi andare? Aveva due occhi che ti ci buttavi dentro a capofitto. Due occhi che erano tutta la vita e tutta la morte e tutto quello che c’era nel mezzo e tutto quello che c’era prima, e dopo, e prima ancora del prima e dopo ancora del dopo e di quello che sta più in là, anche molto più in là.
   La prima luna era una promessa mantenuta.


Nota: La canzone L’ultima luna di Lucio Dalla è inserita nel Radio.Blog

 

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2 Commenti on "La settima luna"

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