Ancora sulle lettere

Vedi anche questo post sull’introduzione alle lettere.

   Devo scrivere ancora qualcosa sulle lettere di Ofelia e Fernando. La prima cosa che devo dire è che questa “relazione” (come solo una relazione dell’inizio del ‘900 poteva essere relazione) si snoda in due parti: la prima parte occupa i primi undici mesi del 1920, e comincia con le due lettere che ho postato qui. Queste sono le prime vere lettere che i due si scambiano dopo qualche mese di bigliettini e passeggiate  tra l’ufficio e la fermata del tram. Dopo che un improvvisamente impazzito e completamente fuori dalla sua natura, prende un giorno Ofelia da sola in ufficio e senza preavviso le dichiara il proprio amore citando Shakespeare: “ Oh diletta Ofelia, io son maldestro nel maneggiare versi: e non posseggo arte alcuna a contare sillabe e accenti dei miei gemiti. Ma che io ti amo più di ogni altra cosa, oh suprema tra tutte le altre cose, fino all’ultimo estremo, credilo!” (Amleto, Atto II).
   Potete immaginare la sorpresa di una ragazza di 19 anni dell’inizio del secolo scorso sentendo queste parole dirette a lei da un trentaduenne conosciuto solo pochi giorni prima. Un trentaduenne la cui espressione più azzardata rivolta a lei fino a quel momento era stata: “Signorina, vorrei avvertirla di una cosa: nella guida delle scale c’è un buco… stia attenta a non inciampare…”.
   Davanti alla citazione di Amleto, Ofelia si alza dalla scrivania e fa per andarsene. Fernando esita un momento, poi la raggiunge sulle scale, la spinge verso il muro e la bacia.

   Adesso che vi ho detto come è iniziata, veniamo un attimo a quello che volevo dire iniziando questo post. Con il lavoro partito con la trascrizione delle prime due lettere, ho intenzione nel tempo di riportare qui dentro le parti principali dell’epistolario tra i due. E’ un lavoro lungo, da amanuense, ma non mi lamento perché è un piacere leggerle e scriverle come pochi piaceri riesco a immaginare simili. Piuttosto voglio avvisarvi che a dispetto della tradizione dei blog, che vorrebbe post estremamente brevi e diretti all’argomento (oggi andate tutti di fretta, volete sapere tutto e subito altrimenti scappate via, non si sa dove ma scappate come il vento), a dispetto di questa tradizione dicevo, i post che tratteranno l’argomento delle lettere, saranno abbastanza lunghi. A questo avviso segue un consiglio, che è un buon consiglio: datevi il tempo di leggerli, ne vale la pena. Datevi il tempo e la pazienza di seguire questo percorso, che a causa della sua lunghezza e del fatto che in questo blog continuerò anche ad occuparmi di altro, potrebbe snodarsi lungo un periodo molto lungo, anche un anno da oggi. Visto che questo è l’angolo dei consigli, ne aggiungo un altro: prendete i due , quello con le lettere di Ofelia e quello con le lettere di Fernando, e leggeteli incastrando uno nell’altro, in modo da poter leggere la lettera di Ofelia e subito dopo la risposta di Fernando (quando c’è).

   Ho iniziato questo post dicendo che la relazione tra Fernando e Ofelia si snoda in due parti. La corrispondenza si interrompe sulla fine del 1920, quando la relazione improvvisamente finisce. Riprenderà nel 1929, quando Fernando manderà a Ofelia una sua fotografia con una dedica. Se leggerete le lettere del 1920, vedrete spesso Ofelia chiedere a Fernando una sua foto. Questa foto Ofelia non la riceverà (Pessoa odiava farsi fotografare). Nove anni dopo la rottura della relazione, Fernando le fa avere la foto. E’ il 1929, andranno avanti fino al 1932.

   Ora una cosa che mi viene in mente in questo momento e di cui vi interesserà molto poco, ma è interessata a me. Lo sapete che cosa mi fece innamorare di Stefania? La sua armonia. Stefania aveva un’armonia nei gesti che io non ho mai visto in nessuno, né prima né dopo di allora. Non era mai brusca, neanche quando era brusca, non urlava mai, neanche quando si arrabbiava: e non si arrabbiava, neanche se si arrabbiava.
   Guardare Stefania che beveva il caffélatte la mattina era uno spettacolo della natura. Era come guardare un tramonto, o i colori del sole ai piedi di una cascata, o un arcobaleno. Stefania è stata il più grande privilegio che mi sia capitato in questa vita, la cosa migliore e più bella su cui abbia mai posato gli occhi.

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