dicembre 9th, 2006

Solo a fucilate

Dickinson, Poesie, by Max.

(Cavallo Impennato, Leonardo da Vinci
Castello di Windsor, The Royal Library)

Quella vita che fu tenuta a freno
Troppo stretta e sì libera,
Correrà poi per sempre, con un cauto
Sguardo indietro e paura delle briglie.

Il cavallo che fiuta l’erba viva
E a cui sorride il pascolo
Sarà ripreso solo a fucilate,
Se si potrà riprenderlo.


Emily , Amherst (Massachussets) 1830 – 1886
 

 

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Risposte a “Solo a fucilate”

  1. Ma la cosa veramente esilarante è questa: se sono così abbattuta ora che potrei ancora essere Einstein, figuriamoci quando arriverà il fatidico giorno in cui mi accorgerò che non lo sono.
    Senza considerare che il 70% della mia attuale esistenza è fatto della sostanza dei sogni: proprio perchè, potenzialmente, potrei diventare qualsiasi cosa, il mio passatempo preferito è diventare qualsiasi cosa.

  2. E’ un mese che sto cercando di mettere online la lettura de La Tabaccheria di Pessoa. Penso ormai di saperla quasi a memoria: un paio di volte sono andato vicino a come avrei voluto che fosse, ma vicino non è abbastanza. Stasera riproverò, ma se non è stasera conto di metterla online comunque presto, perché comincio a conoscerla talmente bene (tante le volte che l’ho letta) che mi sembra di averla scritta io (scusa, Fernando). Va bene, che c’entra questo fatto con il discorso che stiamo facendo? C’entra prima di tutto perché Pessoa c’entra sempre, e poi perché a un certo punto dell’opera dice: "… e la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell’essere indisposti". Lo dice l’uomo più metafisico dell’universo, quello che ha dentro di lui tanta metafisica che neanche La Metafisica ha così tanta metafisica quanto lui.

    Quello che voglio dire qui è che la metafisica è una cosa, la vita è l’esatto contrario: la vita è fatta di concretezza, la metafisica di astrazione, e credimi, non c’è come vivere in astratto in un mondo reale. La metafisica cerca le risposte assolute all’assoluto, dove noi siamo (nella realtà) esseri relativi in mondi relativi (la realtà non è assoluta: dipende dalla percezione che hai di essa, la realtà è soggettiva. O per meglio dire: la realtà è la visione soggettiva (relativa) di un’essenza assoluta. Non voglio filosofeggiare troppo, anche se già l’ho fatto, ma noi viviamo di percezioni e non c’è niente di più soggettivo e relativo di una percezione: succede un evento (reale, quindi assoluto) ma quell’evento mi arriva attraverso la percezione che ne ho di esso, quindi può significare per me una cosa e per altre dieci persone dieci cose diverse. Vale per tutto e per tutti, ognuno vive il mondo che riesce o può percepire: la vita è una questione di percezione, è interpretabile e niente di assoluto è interpretabile).

    Mi interessava dire in questa parentesi che perfino il reale che nasce come evento assoluto, diventa nell’esperienza umana una cosa relativa. Sto dicendo tutto questo per dirti che devi stare alla larga dai concetti assoluti, come per esempio: "tutto è inutile". Tutto è inutile non significa assolutamente niente, perché "tutto" è assoluto, e anche "inutile" è assoluto, e TU sei relativa: quei concetti non ti appartengono, e infatti non rispecchiano la vita di nessuno. Possono al limite rispecchiare il senso delle cose (nessuno) in una visione metafisica che può andare bene (benissimo) per scrivere un libro o per sentirmi il puntino che sono nell’universo, per essere consapevole oltre che cosciente. Mi sta benissimo, ma domani devo mangiare. Domani devo agire. Domani devo VIVERE. E vivere, come ho dimostrato in quella parentesi lì sopra, è relativo: nessun concetto assoluto (o preteso tale, giusto o sbagliato che sia) potrà aiutarmi in questo. Per vivere devi essere concreto e per essere concreto devi attrezzarti, devi combattere, lottare, sudare, soffrire, gioire, muoverti, interessarti, FARE, REALIZZARE, *AGIRE*. Hai tempo per tutto questo, hai un sacco di tempo, non saltare alle conclusioni dal tuo punto di osservazione attuale. Ma soprattutto non farti saltare addosso dalle conclusioni. Senza contare che un giorno potresti accorgerti di ESSERE Einstein

  3. “Tutto è inutile” è un pensiero codardo che va bene quando tutto va storto.
    Quando sei felice, il tuo discorso no fa una piega.
    Quando non lo sei, non c’è dimostrazione che tenga.

    Quando sono particolarmente di buon umore, mi dico che è impossibile che tutto sia inutile se là fuori e anche qui dentro (il corpo umano) c’è un mondo così perfettamente regolato. E’ molto più assurdo pensare che sia frutto del caso, piuttosto che qualcuno che l’ha ordinato ci sia.
    Tutte le volte che studio biologia, mi prende una paura folle di morire. Perchè sono troppe le variabili che devono trovarsi al posto giusto nel momento giusto, affinchè tutto vada bene.

    Quando non lo sono, mi dico che questo è solo uno dei giga-milioni di mondi che hanno provato ad esistere e, se è riuscito, è solo una banale casualità.
    Prima che si associassero tra loro le molecole giuste per la vita, chissà quanti tentativi sbagliati c’erano stati.
    Da dove provengano queste molecole, non si sa.

    Questi discorsi non vogliono essere niente più che voli pindarici della domenica pomeriggio.

  4. Ieri era sabato

  5. No. Queste erano tre domeniche consecutive: una mazzata.

  1. Nessun trackback.

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