Informazioni

Numero 6: Che cosa volete?
Numero 2: Informazioni.
Numero 6: Da che parte siete?
Numero 2: Questo sarebbe dare informazioni. Noi le cerchiamo.
Numero 6: Non ne avrete!
Numero 2: In un modo o nell’altro… le avremo.
(Il Prigioniero, serie televisiva USA – 1967)

   Un paio di settimane fa mentre ero seduto all’ora di pranzo in un ristorante, vedo entrare dalla porta d’ingresso Nadia. Nadia, quella che mi tradiva mentre facevo il militare. Nadia, quella che mi chiese gentilmente di sposarla: O mi sposi tu o mi sposo con l’altro. Nadia che si sposò con l’altro.

   Nadia che si sposò con l’altro entra dalla porta del ristorante insieme a due amiche, incrocia i miei occhi per un nanosecondo, distoglie lo sguardo, continua a camminare e passa davanti al mio tavolo senza voltarsi. Io comincio a mangiare l’insalata che il cameriere mi ha appena posato davanti. Il cameriere non sa niente della storia di sette anni che abbiamo avuto da ragazzi io e la sconosciuta. Neanche le amiche della sconosciuta lo sanno, e nemmeno gli altri clienti del ristorante. Ma la sconosciuta sì.
   I pensieri mi si ingrippano tutti insieme nel cervello, l’unica voce che continua a parlarmi nella testa mi sta dicendo che è inaccettabile che qualcuno con cui hai passato sette anni ti sfili davanti facendo finta di non riconoscerti. Poggio la forchetta sul tavolo e mi alzo. Mi dirigo al tavolo di Nadia che si sposò con l’altro e le sue amiche. Al loro tavolo è appena arrivato il padrone del ristorante con il blocchetto per le ordinazioni in mano. Nadia che si sposò con l’altro sta guardando il menu e continua a guardarlo finché non mi affaccio da dietro la spalla del tipo con il taccuino. Mentre sposto leggermente di lato il tipo con il taccuino, Nadia che si sposò con l’altro alza la testa dal menu, io mi abbasso leggermente verso di lei: CIAO, le dico con la mano poggiata sulla spalla del tipo con il taccuino.
   Nadia che si sposò con l’altro fa scattare la testa all’indietro, poi mi dice Ciao e riabbassa gli occhi sul menu.

   Nadia che si sposò con l’altro era una recidiva. Prima dell’altro che sposò aveva avuto anche un altro altro. Eravamo al nostro terzo anno di fidanzamento, e decise di prendersi una vacanza con un mio amico. Così mi mollò e si mise con quell’altro altro. Mi ricordo come se fosse successo l’altroieri del giorno in cui li vidi la prima volta insieme. Fu all’uscita di un cinema. Mentre aspettavo di entrare li vidi passare in macchina insieme, stavano uscendo dal parcheggio del cinema.

   Ieri ho visto Nadia con Maurizio, dissi a Piero il giorno dopo.
   E come l’hai presa?, mi chiese Piero.
   Tanto lo sapevo, gli dissi. Ah-ah, Tanto lo sapevo, buona questa. Quando vidi Nadia e Maurizio insieme in quella macchina il cuore mi si spaccò in quattro pezzi come un dente marcio, poi mi cadde nello stomaco a peso morto. Niente al mondo ti prepara a vedere una ragazza che ami nella macchina di un altro all’uscita di un cinema. Il dubbio con la pala che comincia a scavarti dentro la pancia non ti sta chiedendo quello che hanno fatto fino a quel momento, chiede quello che stanno andando a fare adesso. Qualche bastardo nel tuo cervello conosce la risposta, e comincia a dartela a ripetizione: Vanno a scopare, Watson, ti dice mentre paghi il biglietto del cinema alla cassiera. E adesso vatti a guardare il film. Buona visione.

   Una cosa è sapere le cose, una cosa è vederle, mi disse Piero. Piero era uno tosto. Era un amico come si possono avere amici solo a diciotto anni, e sapeva cose di me che non avrei mai più detto a nessuno. All’esame di maturità non gli passai il compito, da quel momento mi odiò per sempre. Con Piero non c’erano vie di mezzo, quando avevi chiuso, avevi chiuso.

   Non so bene perché ho scritto questo post. Forse perché mi dispiace per Piero, o più probabilmente perché volevo mettere per iscritto che dentro un ristorante ho sistemato una cosa inaccettabile. E di certo non è estraneo neanche il fatto che Nadia che si sposò con l’altro è stata comunque una persona importante per me. Così come non è estraneo il fatto che certe informazioni è meglio non cercarle: l’inconsapevolezza è una condizione superiore alla conoscenza. Perché Piero aveva ragione da vendere: vedere le cose come sono può essere l’inferno. Ah… il compito a Piero non lo passai perché non avevo saputo farlo nemmeno io, ma Piero non ha mai voluto sentire ragioni.


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