In fila col generale e suo figlio

Cosa HO davanti… non riesco più a parlare… dimmi cosa ti piace… non riesco a capire dove vorresti andare…
(Cara, Lucio Dalla)

   Ho proprio perso la testa per l’impiegata della Banca di Roma, stamattina le stavo lasciando 300 euro dalla sua parte del vetro. Quando mi parla non capisco niente, resto incantato a guardarla. Lei mi dice Buongiorno e io vorrei dirle che mi sono innamorato la prima volta che l’ho vista.

   La fila alle casse stamattina non era una fila, era l’inferno. Avevo qualcosa come venti persone davanti a me. Sembrava di essere nella sala d’attesa di un manicomio. C’era gente che passeggiava agitata nella sala, c’erano un paio di donne che sono state tutto il tempo davanti a una cassa come se fossero sempre le prossime della fila, stavano subito prima di me, il che significa che avevano 19 persone davanti. Perché hanno passato tutto quel tempo in quel modo? Non lo so.

   C’era un bambino che ha pianto per un’ora di seguito, interrompendosi solo per prendere delle grandi boccate d’aria per emettere enormi urla agghiaccianti. Un altro bambino (avrà avuto 3 anni) a un certo punto ha deciso che doveva scendere dal passeggino, si è tolto la cintura, è sceso, è passato dietro al passeggino, l’ha preso, l’ha rigirato e ha cominciato a sbatterlo per terra a due metri da me, provocando dei rumori che nella mia testa stressata da oltre mezz’ora di attesa suonavano come cannonate. Questo bambino era insieme al padre, che ogni cinque o sei cannonate gli diceva: “Sta’ bòno”, e basta. Dopo dieci minuti di cannoneggiamenti, il padre (il Generale) ha alzato la voce: “STA’ BONO!”… subito dopo ha ritrattato il tono: “Sta’ bòno, a papà, dai…”. Il bambino (il Caporale) non ne voleva sapere, ha continuato a sparare cannonate per altri cinque minuti, finché il Generale non ha perso la pazienza (esattamente trenta secondi prima che io mi alzassi per prendere il bambino e fare a lui quello che lui stava facendo al passeggino: nella mia testa il bambino era una clava da sbattere per terra): “STA’ BONO A PAPA’! STA’ BONO!!”. Il bambino ha guardato il padre dal basso verso l’alto e gli ha chiesto: “Perché non andiamo papà?”. Il padre è impazzito: “Perché?”, gli ha risposto: “…perché non andiamo?”. Ha fatto una pausa, si è guardato intorno, ha guardato dietro gli sportelli dove c’erano due cassieri a servire una sala di una trentina di persone in attesa: “Perché qua dentro, a papà, SO’ TUTTI NA MASSA DE STRONZI!”, ha urlato alla sala. La gente in attesa era esausta, era sfatta, erano talmente rassegnati che solo due o tre di loro si sono girati a guardare il Generale. Ai sopravvissuti di quella fila sembrava normale che dentro una banca un Generale si rivolgesse a loro per dirgli che erano una massa di stronzi.
   Il Caporale ha guardato suo padre come se lo stesse vedendo per la prima volta in vita sua. Poi ha girato il passeggino e ci è risalito sopra senza dire niente. Miracolo.

   Poi è arrivato il mio turno. Io seguivo i numeri chiamati sul tabellone come se stessi assistendo all’estrazione della lotteria di capodanno: speravo che mi toccasse la cassa con quella ragazza meravigliosa travestita da cassiera di banca. Il bussolotto della lotteria ha estratto il numero giusto, e ho sorvolato mezza sala con un sorriso da ebete stampato sulla faccia e gli occhi dritti negli occhi del premio che mi aspettava dietro il vetro. Ho fatto quello che dovevo fare, e come sempre il tempo è finito in fretta. Non oggi, ma prima o poi la inviterò a prendere un caffè.

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