Si è fatto tardi

   E adesso si è fatto tardi, tardi. E mi prende il solito panico da inizio settimana, perché non riesco a leggere e a pensare abbastanza da soddisfare i miei piccoli obblighi accademici, e non ho più scritto niente dopo il racconto di Vence (che "The New Yorker" rifiuterà insieme alle poesie e, anche se lo affermo coraggiosamente, spero di mentire, perché nel racconto c’è il mio amore per Richard, e un pizzico del mio ingegno, che vorrei vedere raggelato in caratteri di stampa e non rifiutato: guarda che cosa pericolosa, ricomincio a identificarmi troppo con i rifiuti!).
   Ma come faccio ad andare avanti in silenzio, senza un’anima a cui raccontare tutto, che non sia in qualche modo drasticamente coinvolta, o interessata al punto di gioire per la mia infelicità. Voglio gridare a Richard, a tutti gli amici a casa, di venire a salvarmi. Dalla mia insicurezza, che devo combattere da sola. Finendo il prossimo anno qui, godendomi l’ansia di leggere e pensare, mentre alle mie spalle c’è sempre il tic tac che mi deride: Una Vita Sta Passando. La Mia Vita.

   Proprio così. E io spreco la giovinezza e i giorni di splendore su un terreno sterile. Quanto ho pianto quella notte che volevo andare a letto e non c’era nessuno, solo i miei sogni di Natale e l’ultimo anno con Richard, che ho tanto amato. E mi sono bevuta tutto lo sherry, scadente, e ho spaccato un po’ di noci, che dentro erano tutte aspre e rinsecchite, e il mondo materiale e inerte mi prendeva in giro. Domani? Continuerò a rappezzare maschere, inventando scuse per aver letto solo la metà di quello che volevo.
   Eppure, una vita sta passando.

Diari (Adelphi – 2004). , Massachussets 1932 – Londra 1963 

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1 Comment on "Si è fatto tardi"

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arfasatto
Ospite

A volte ci sono delle parole che senbrano scritte dalla tua anima, perfette e calzanti per te. Questo pezzo è perfetto, disperato come era Sylvia Plath che grida di essere salvata. Mamma mia.

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