L’unico comportamento degno di un uomo superiore è la persistenza tenace di un’attività che si riconosce inutile, l’abitudine ad una disciplina sterile, l’uso fisso di norme del pensiero filosofico e metafisico che comprendiamo non essere di alcuna importanza.
(F. Pessoa)
Non c’è nostalgia più dolorosa di quella delle cose che non sono mai state.
(F. Pessoa)
Io non ho fatto altro che sognare. E’ stato questo, e solo questo, il senso della mia vita. Non ho mai avuto altra vera preoccupazione se non la mia vita interiore. I più grandi dolori della mia vita si attenuano quando, aprendo la finestra che dà dentro di me, posso dimenticare me stesso alla vista del suo movimento. Non ho mai preteso di essere nient’altro che un sognatore. Non ho mai prestato attenzione a chi mi ha detto di vivere. Sono sempre appartenuto a ciò che non sta dove mi trovo io, e a quello che non sono mai potuto essere. Tutto ciò che non è mio, per quanto infimo, è sempre stato poesia per me. Non ho mai amato nulla. Non ho mai desiderato niente se non quello che non potevo immaginare. Alla vita non ho mai chiesto altro che di passarmi accanto senza che la sentissi. Dall’amore ho preteso soltanto che non cessasse mai di essere un sogno distante. Nei miei stessi paesaggi interiori, irreali tutti, è stata sempre la lontananza ad attirarmi e gli acquedotti che svanivano – quasi nella distanza dei miei paesaggi sognati, avevano una dolcezza di sogno in relazione alle altre parti del paesaggio, una dolcezza che faceva in modo che li potessi amare.
Il libro dell’inquietudine – Newton Compton Editore
Fernando Pessoa, Lisbona 1888 – 1935 
Risposte a “Pagina 73”
Lascia un Commento