Sonetto XXIII

   Come un pessimo attore in scena
colto da paura dimentica il suo ruolo,
o come una furia stracarica di rabbia
strema il proprio cuore per impeto eccessivo,

   Anch’io, sentendomi insicuro, non trovo le parole
per la giusta apoteosi del ritual d’amore,
e nel colmo del mio amore mi par mancare
schiacciato sotto il peso della sua potenza.

   Sian dunque i versi miei, unica eloquenza
e muti messaggeri della voce del mio cuore,
a supplicare amore e attender ricompensa
ben più di quella lingua che più e più parlò.

   Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore:
è sottile intelletto d’amore intendere con gli occhi.


William , Stratford 1564 – 1616
 

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