Inazione

Il mio male arriva quando le parole si ritirano – (Sylvia Plath)


Me ne sto qui davanti al cursore che lampeggia sulla pagina vergine e penso e non riesco a decidere se copiare qualche pensiero della Plath per lasciarlo nel blog o scrivere qualcosa di mio. Alla fine sto scrivendo questo, che non è né una cosa né l’altra. Credo che accenderò una sigaretta prima di continuare a scrivere niente.

A quest’ora dovrei starmene a dormire e invece penso a tutto quello che non ho fatto. La più grave responsabilità che porto verso me stesso è quella di voler essere uno scrittore senza buttare il sangue per provare a diventarlo davvero. Senza bussare fino a scarnificarmi i pugni su tutte le porte di tutti gli editori con le poche cose che ho scritto e sono riuscito a finire (ogni cosa che inizio e finisco è un evento). E’ questo che dovrei fare, nient’altro che questo! Non c’è una sola altra cosa in tutta la mia vita che varrebbe la pena di fare! Invece di fare questo, ASPETTO. Che cazzo aspetto? Non lo so, sono pazzo.

Aspetto che torni mio padre, aspetto che torni Stefania, aspetto che qualcuno mi scopra, aspetto, ho sempre aspettato, so aspettare. La parte lucida del mio cervello, quella che scrive, l’unica che vive e conta davvero, quella che vale la pena conoscere e ascoltare ma mai frequentare, la mia parte migliore mi guarda e ride di tutto quello che aspetto. Mi monta dentro una furia disumana per questo mio stronzo modo di essere, smetto di scrivere questa nota a margine di niente e mi reggo la testa perché non mi esploda: il punto non è che non divento uno scrittore, magari non so scrivere, anche se nessuno riuscirà mai a convincermene. Magari non ho niente da dire, è possibile: tutti i pazzi sono convinti di essere uomini straordinari. Ma non è questo: è che il primo racconto che ho scritto l’ho mandato alla Mondadori. L’ho mandato alla MONDADORI! L’ho impacchettato e mandato al più importante editore italiano! E quelli me l’hanno rifiutato: MA NO! Ma che strano! Hanno detto che non rientravo nei progetti della loro collana editoriale, MA NON MI DIRE! E io che faccio dopo questo STRANO rifiuto? MI FERMO!

Non conta riuscire, non mi interessa. Non ho mai giudicato i miei fallimenti in base a quello che non sono riuscito a fare. Il fallimento del progetto interviene quando non provi tutte le strade per realizzarlo. Ecco dove mi condanno: non nel mancato conseguimento del risultato ma nell’inerzia dell’iniziativa.

Share

Leave a Reply

1 Comment on "Inazione"

avatar
eterea
Ospite

bellissimo post, sono arrivata qui cercando della plath…per il mio sito (http://sivvy32.altervista.org) e l’ho letto perchè mi ha ricordato quei passi in cui plath parla della sua incapacità di buttare giù qualcosa..il suo sentirsi vuota come una pagina pulita!!
passa virtualmente da me per un aperitivo patatine e plath quando vuoi.ciao.

wpDiscuz