Roma, 20.10.1994

All’inizio di maggio mi trasferisco in un altro appartamento: vado a stare in un posto migliore, come si dice di chi è morto. Devo dire che a causa della mia natura questo comporta per me una serie di cambiamenti abbastanza traumatici. Tanto per cominciare dovrò abituarmi a una nuova casa; ma prima di questo dovrò traslocare, fare il cambiamento di residenza, comunicare la variazione di indirizzo a tutti quelli con cui ho rapporti, disdire alcune utenze, trasferirne altre… insomma devo organizzare lo spostamento di tutto.

In quest’ottica, la prima forma di trasloco che è già in atto da circa un mese a questa parte è quella che porta dal mio appartamento al secchio dell’immondizia sotto casa. Sto nella fase: Butto Tutto. Mi sto liberando di una quantità industriale di cose inutili, ammucchiate nel corso di molti anni (ho già fatto un trasloco 6 anni fa, commettendo l’errore di impacchettare tutto quello che c’era e spacchettarlo qui: non ripeterò lo stesso sbaglio).

Più o meno 15 minuti fa stavo per riempire l’ennesimo sacchetto di ciarpame domestico quando la bomba mi è esplosa tra le mani. Tra le varie carte e lettere di non si sa chi che parlano di non si sa cosa, mi capita in mano una busta che portava solo l’indirizzo del destinatario (io), niente mittente. E questa?, ha chiesto la mia vocina. Adesso vediamo questa ho pensato, e mi sono seduto sul letto. Ho aperto la busta misteriosa e ho cominciato a leggere:

"Roma, 20.10.1994
Caro Massimo,
come ti avevo promesso ti mando qualche mia foto recente…".
C’erano anche le foto, ottimamente conservate: Antonella. BOOM! A tappeto, il caso è chiuso.

E’ semplicemente incredibile l’efficienza della ditta di traslochi che ci abita nel cervello e che si occupa delle Rimozioni. Siamo nel 2007, Antonella era sparita dal panorama totale dei miei pensieri almeno dal 2001, quando avvenne l’incidente. Io la chiamai dopo avere ampiamente abusato e approfittato della sua disponibilità nei miei confronti, la chiamai di punto in bianco che non la sentivo da qualche anno e gli chiesi se voleva fare le ferie con me. "No grazie, è finita la poesia", mi disse lei. L’incidente causò la rimozione totale del soggetto dall’ambito dei miei pensieri, fino alla bomba. "E’ finita la poesia", credo che sia una delle cose più terribili che qualcuno mi abbia detto in tutta la mia vita. Perché aveva ragione lei, si trattava di una specie di poesia. Con Antonella siamo andati avanti a singhiozzo da quando avevamo sedici anni (era più o meno il 1986). Cominciò tutto in una delle splendide estati al mare dei sedici anni, come solo quelle estati possono essere splendide. E cominciò tutto con degli sguardi. Poi comunque fu un prendersi e lasciarsi nel corso dei successivi quindici anni. In una di queste occasioni lei mi disse di non essersi sposata l’anno prima per paura che io poi potessi richiamarla. Decisione avventata rinunciare a un matrimonio per me, e magari fu una dichiarazione esagerata da parte sua, ma tant’è, mi disse proprio così. Fino al 2001, quando finì la poesia. Poi oggi. E adesso mi manca da morire. Mi manca lei, mi manca l’estate del 1986, mi manca una vita diversa, mi manca tutto.

Share

Leave a Reply

Lasciaci il tuo parere!

avatar
wpDiscuz