L’utopia di un mondo migliore

Dopo venti giorni di bombardamenti non ci troverete neanche uno stecco! Ma era già brutta prima!
(Ufficiale statunitense, illustrando lo sbarco sull’isola di Iwo Jima – Flags of our fathers, regia di Clint Eastwood)

I have a dream…
(Martin Luther King, discorso a Washington del 28 agosto 1963)


Ho sempre creduto che il problema principale del mondo in cui viviamo sia un problema di generazione al potere. E’ un problema generazionale. La politica, i partiti, i presidenti, i colori della bandiera: sono depistaggi. Sto per compiere 38 anni, e la nostra generazione ad oggi conta zero spaccato. Il miglioramento della qualità della vita e il suo prolungamento sono stati la peggior fregatura generazionale che potessimo incassare. In tutti gli snodi di potere (politico, economico, informativo, sociale, perfino sportivo) le leve sono in mano alle mummie. Sembrano giovani, dimostrano dieci, venti anni di meno, ma sono vecchi. Sono mummie confezionate e ben conservate. Alcuni egiziani con quel trucco sono andati avanti 2000 anni: ottimamente conservati, ma sono morti.

Questo post non c’entra niente con il mio blog, al punto che non so ancora in che categoria inserirlo. Voglio solo dire che la generazione che tarda a schiodare sta per consegnarci un mondo in condizioni pietose, ma non voglio piangermi addosso. Voglio solo dire: levatevi dai coglioni, perché prima vi levate di mezzo e prima potremo tirarci su le maniche per ricostruire tutto da capo. Etica, morale, professionalità, rispetto, persona, anima, individuo: se stai leggendo e sei sopra i 60 anni scommetto che queste parole non ti dicono niente, o ti fanno ridere. Be’ a noi non fanno ridere per niente: potrai continuare a ridere nella tua catacomba mentre noi cercheremo di ricostruire quello che voi avete sfasciato con la cultura del cinismo.

Le uniche cose buone che stanno lì fuori e voi mummie usate tutti i giorni, tentando di espropiarcele con le vostre vecchie leggi di un vecchio sistema alimentato dai vostri vecchi che siedono in parlamento, vengono da internet e tutto quello che gli gira intorno. Ma giù le zampe, questa è roba nostra: questo l’abbiamo fatto noi. E potrete continuare a rigirarvi il giocattolo tra le zampe finché volete, potrete continuare a vostro piacimento cercando di dirigere quello che non capite. Potete continuare perché non manca molto. La plastica che vi siete appiccicati in faccia si sta sciogliendo, il salto generazionale stavolta è stato un po’ più lento del solito, ma sta montando. La nostra marea macina lenta, ma arriva. Siete con l’acqua alle ginocchia, e continuiamo a salire.

Per chi volesse approfondire la portata della rivoluzione sociale che internet porta in sé (con i suoi modi, le sue leggi, i suoi scopi, le sue motivazioni, i suoi intenti), consiglio di leggere questo articolo su levysoft. Può essere che parte di quello che viene analizzato lì sia utopia, può essere: non sai mai se un modello funziona finché non lo vedi alla prova dei fatti. Ma il punto è che fino a oggi ha funzionato benissimo, è probabile che sia meno utopico di quel che sembri volerlo trasferire almeno in parte nella realtà. Dopotutto dovremo ricostruire partendo da zero, tanto vale farlo a modo nostro.

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