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La ricerca del compagno, tutto questo valutare, questo procedere per tentativi, è un gioco che comporta troppa sofferenza. All’improvviso ti rendi conto di aver dimenticato che si tratta di un gioco e scappi via piangendo.
(Sylvia Plath, Diari)


Stasera sono brutta. Ho perso ogni fiducia nella mia capacità di attirare i maschi, e nell’animale femmina questa è una malattia alquanto patetica. Ho una vita sociale pressoché nulla. L’unico legame con le uscite del sabato sera se n’è andato e non me n’è rimasto nessuno. Assolutamente nessuno. Non c’è un ragazzo che mi interessi e ovviamente il sentimento è reciproco. Cos’è che attira gli altri? L’anno scorso erano in parecchi a volermi, per molti motivi. Ero sicura del mio aspetto, sicura del mio magnetismo, e il mio ego era soddisfatto. Adesso, dopo tre appuntamenti al buio – due… si sono rivelati un fiasco totale e anche il terzo si è afflosciato – mi chiedo come ho potuto mai pensare di essere appetibile. Ma nel mio intimo lo so. Ero sempre piena di brio e sicura di me. Non cambiavo umore, non ero noiosa o compunta. Ora capisco quello che voleva dire la protagonista di Celia Amberley, quando diceva: "Se mi bacia, vuol dire che andrà tutto bene. Sarò ancora attraente". Prima di tutto ho bisogno di un ragazzo, un ragazzo qualsiasi, che sia affascinato dal mio aspetto – uno come Emile. Poi ne cercherò uno autentico, che mi vada bene, all’istante. Fino ad allora sono perduta. A volte penso di essere pazza.

Diari (Adelphi – 2004). Sylvia Plath, Massachussets 1932 – Londra 1963 

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