Pensieri

Così dalle affrante ossa / l’anima alzata contrastò la Morte, / avverso il buio perdurò splendente.
(Gabriele D’Annunzio, Elettra)


   L’arte è il modo di fregare la morte. L’arte tramanda più di un figlio perché un figlio è una parte di voi, l’arte siete voi. Non ricordo più chi ha scritto un pensiero stupendo sulla natura dei pensieri (forse era una donna, poteva essere la Dickinson ma non sono sicuro). In ogni caso, questo pensiero diceva più o meno così: diceva che la forza della parola scritta è straordinaria, perché supera le distanze, supera il tempo, supera le differenze di lingua, di religione, di epoche e costumi: il pensiero scritto è una parte di voi che va a spasso per conto suo e parla, e resta. Io penso che non valga solo per la letteratura, penso che valga per tutta l’arte: anche un quadro fa quelle cose lì, o una scultura, un disegno, una canzone, un film. Dopotutto però (e questo ci riporta al punto di partenza) cosa sono tutte queste cose se non modi diversi di esprimere un pensiero?

   La vita che viviamo adesso e qui, con questa corsa del criceto sulla sua ruota, frenetica e ferma, vale il tempo che dura e più niente. Quello che cerco di fare, quello che ho sempre cercato di fare in queste serate vuote, è fermare la ruota per tutto il tempo che posso, e dare voce alla voce dei pensieri. Miei e di coloro che contano per me. Perché per quanto disprezzi il dono che avrei volentieri rifiutato; per quanto nel quadro di Michelangelo avrei tirato indietro il dito invece di porgerlo; per quanto mi sforzi di sembrare diverso il poco che serva a garantirmi la sopravvivenza in un posto che riconosco come estraneo; per quanto preferirei non essere qui, non essere me, non essere niente e perfino non scrivere queste cose, dal momento che invece ci sono non riesco a sottrarmi all’ultima e più inutile delle illusioni, che è quella di perdurare.

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