Tu di che sorriso sei?

   L’arte è la consolazione dei disgraziati. Mi batte il cuore per cose che non interessano nessuno. L’altra sera mi è successa una cosa completamente inaspettata. Stavo raccontando un retroscena su uno scrittore e mentre parlavo, proprio mentre ero lì che stavo arrivando all’apice del discorso, proprio a ridosso del colpo di scena quando l’aria avrebbe dovuto essere tesa intorno alle mie parole, ecco che una delle persone che stava lì ad ascoltare si volta verso un’altra del gruppo e dice una cosa completamente fuori contesto. Sono rimasto con le parole appese in bocca: l’unico tra tutti loro che aspettava di sentire il colpo di scena che stavo raccontando ero io. Ero io che ascoltavo me stesso. Se sapessi in quale punto delle cose arrendermi e rinunciare, quel punto sarebbe esattamente questo.
   Mi sento come se avessi vissuto 126 anni e non riuscissi a morire.

 

  Scrivo a una che il suo sorriso genera dipendenza, e quella mi risponde che certo non dimenticherà che il suo sorriso ispira gioia. Ispira gioia? Dove ho scritto che ispira gioia? Ho detto DIPENDENZA porca troia! Ho detto GENERA, non ispira. Io dico: hai un sorriso che genera dipendenza, mi risponde che ricorderà di avere un sorriso che ispira gioia. E va bene, che ti devo dire? Ricordati un po’ quello che cazzo ti pare.

 

  Esci, vai a teatro, siete in tre. Sei tu, un tuo amico e la sua ragazza. Quella col sorriso come dice lei non è venuta a teatro. Però sentite questa: esce da casa alle 23.30, dopo la fine dello spettacolo, si fa 10 chilometri di strada in autobus da sola dentro Roma a quell’ora per arrivare al posto dove stiamo andando a prenderla, perché – sentite questa – non è venuta a teatro ma si unisce a noi per la cena. Solo che ha già mangiato. Allora riepilogo: siamo tre, di cui due sono già fidanzati. La tipa esce da casa per venire a cena con noi però ha mangiato quindi non è proprio che esce per venire a cena. E allora, perché mai Miss Sorriso si unisce a noi? Ah, pensi tu, ma qui la situazione è chiara: una che esce da casa alle 23.30 per unirsi a noi che siamo tre di cui due già fidanzati… una che fa così che devo pensare? Lei mi piace perché ha quel sorriso che è quello che è, sarà uscita per unirsi a noi perché è interessata a me. Cioè se guardate la situazione tutto punta in quella direzione. Quindi le interesso, giusto?
   Negativo: era un tranello. Era una trappola per gente in cerca del sorriso giusto. Il mio guaio è che mi interessano solo i pazzi, perché una così mica è tanto normale, ve lo dico io. Mi interessano solo i pazzi ma prima o poi finirà pure questa storia. Troverò una persona normale che magari non le dico niente del suo sorriso perché avrà questo sorriso normalissimo da persona normale. E non racconterò nessun retroscena sugli scrittori perché mi comporterò da normalissimo normale senza anomalie e la sapete una cosa? Quella sera avrò imparato ad amare il calcio e parlerò della Roma con il mio amico. E saremo in quattro due uomini e due donne normalissime accoppiati in discorsi normalissimi in una serata normale in cui si parla a due a due: io e il mio amico parliamo di calcio e di macchine mentre il reparto femminile parlerà del matrimonio di Brad Pitt, della palestra e di quella loro amica (oh! Coooosì disperata!) mollata da quell’essere immondo del fidanzato.
   Vaffanculo il mondo, se mai avrò una serata del genere in vita mia spero di essere già morto da vent’anni. Non uscite con me perché vi subisserò di argomenti di cui non vi interessa niente, vi subisserò fino a soffocarvi, ve lo giuro su dio.

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