Certe buste, certe volte

   Ho una busta tutta gonfia dove tengo le sue lettere. Non so mai dove la metto, la perdo sempre, ogni tanto la ritrovo. Non che la cerchi, in otto anni credo di non averla mai cercata. Salta fuori all’improvviso: sorpresa!
   Oh no, sorpresa.
   Aprire quella busta, leggere quelle cose: così doveva sentirsi Tantalo al suo supplizio. Quella busta è la fonte della tristezza. E’ acqua salata per uno che muore di sete.

   Adesso per esempio mica lo so dov’è. Ho una mia teoria: la busta si nasconde. La busta si nasconde perché sa che nel momento sbagliato l’avrei bruciata da un pezzo. E’ l’istinto di conservazione delle buste. Non sapevo cos’era la tristezza prima di avere una busta come quella. Una busta come quella ti fa amare la chitarra di Gilmour almeno il doppio. Perché la chitarra di Gilmour è triste, è molto triste. Forse tutta l’arte lo è. Chissà dov’è adesso la mia busta.


 

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2 Commenti on "Certe buste, certe volte"

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claudia
Ospite

non avevo mai sentito la chitarra di Gilmuor… o meglio avevo già sentito la canzone ma non mi ero mai soffermata ad ascolare la bellezza del suono di quella chitarra. grazie (p.s. ti leggo sempre)

Max
Ospite

Ciao Claudia. A Fregene le vendite di aperitivi sono crollate quest’estate. Mi leggi sempre? Sei tenace, non credevo di risentirti. Se ti piace la chitarra di Gilmour dovresti prendere il video di Pulse. Ti consiglio la videocassetta, anche se sarà sicuramente fuori commercio ormai, magari qualche amico ce l’ha in uno scatolone. Il dvd ha una qualità d’immagine superiore, ma in alcuni pezzi si perde il sincrono tra immagine e suono, forse a causa della rimasterizzazione digitale. C’è anche il doppio cd in commercio

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