Duhkha: La Nobile Verità della Sofferenza

Non c’è niente di costante tranne il cambiamento (Bhudda)


(Nota: Post precedenti sull’argomento: Buddhismo)

  • L’impermanenza


Nel primo punto del suo insegnamento il Buddha espose con chiarezza la situazione di sofferenza caratteristica del nostro stato di esistenza, che comprende la sofferenza della malattia, dell’invecchiamento, della povertà, della morte e molte altre. Va compreso correttamente il motivo per cui il pone come stadio fondamentale al proprio sviluppo spirituale la consapevolezza del proprio stato di sofferenza. L’obiettivo del sentiero spirituale buddhista è quello di raggiungere la completa liberazione dalla sofferenza. Tale liberazione, però, avviene tramite lo sforzo personale di seguire i metodi proposti dal Buddha, per cui è necessario avere una decisa motivazione a raggiungere tale liberazione. Una forte motivazione, infine, si ottiene solo sulla base di una chiara consapevolezza dello stato che si vuole abbandonare. Per questo è necessario riconoscere il proprio stato di sofferenza, senza farsi cogliere da atteggiamenti nichilisti o pessimisti, ma rimanendo però realisti riguardo la propria situazione.
Nella vita dell’Uomo è insita una sofferenza di tipo esistenziale: essa affligge l’Uomo a motivo dell’impermanenza della situazione esistenziale che lo accompagna dalla nascita e per effetto della sua nascita immersa nel "samsara"
Questa sofferenza esistenziale si rivela ed è percepita non solo quando si constata l’ineluttabilità di malattia, vecchiaia e morte, ma anche quando si è costretti al contatto con ciò che non si ama come, ad esempio, contatti, connessioni, relazioni, interazioni con persone, cose od eventi che ci dispiacciono.
Ma non solo in questi casi: la sofferenza esistenziale si rivela ed è percepita anche quando si è costretti alla separazione da ciò che si ama, come quando uno è privato di visioni, suoni, odori, sapori o sensazioni tattili desiderabili, gradevoli, attraenti, oppure come quando uno non riesce ad ottenere contatti, connessioni, relazioni, interazioni con persone, cose od eventi che producono il suo bene, il suo benessere, il suo agio, la sua libertà dalla schiavitù, od infine quando uno debba subire la forzata separazione da madre, padre, fratelli, sorelle o da amici, compagni, parenti amati. La frustrazione dei desideri è una delle più usuali percezioni del "duhkha", della cosiddetta "sofferenza esistenziale".
Più in generale, la constatazione che viene fatta nella "Prima Nobile Verità" è che esiste nella vita dell’Uomo una sofferenza esistenziale associata all’impermanenza di tutte le cose, al fatto che ogni cosa è destinata a finire.

Fonti: Wikipedia, Unione Buddhista Italiana

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1 Comment on "Duhkha: La Nobile Verità della Sofferenza"

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