Io dal mare

E io
dal mare venni e amare mi stremò
perché infiammare il mare non si può…


E’ tardi, a quest’ora, con questo silenzio, torna bello anche Baglioni. Poco prima di rincoglionirsi, Baglioni ha scritto un album bellissimo: Oltre. Ha fatto appena in tempo. Dall’album Oltre è tratta questa canzone qui sotto, Io dal mare. Pubblico anche il testo perché a un primo ascolto non si capisce niente.


Saranno stati scogli di carbone dolce
dentro il ferro liquefatto
di una luna che squagliò un suo quarto
come un brivido mulatto
o un bianco volar via di cuori pescatori
acqua secca di un bel cielo astratto…

Chissà se c’erano satelliti o comete
in un’alba senza rughe
larghe nuvole di muffa e olio
appaiate come acciughe
o una vertigine di spiccioli di pesci
nella luce nera di lattughe…

E io
dal mare venni e amare mi stremò
perché infiammare il mare non si può…

Aveva forse nervi e fruste di uragani
scure anime profonde
tra le vertebre di vetro e schiuma
urla di leoni le onde
o tende di merletto chiuse su farine
corpi caldi di sirene bionde…
Forse era morto senza vento nei polmoni
graffio di cemento bruno
barche stelle insonni a ramazzare
nelle stanze di Nettuno
o turbini di sabbia fra le dune calve
sulle orme perse da qualcuno…

E io
dal mare ho il sangue e amaro rimarrò
perché calmare il mare non si può…

I miei si amarono laggiù
in un agosto e un altro sole si annegò
lingue di fuoco e uve fragole
quando il giorno cammina ancora
sulle tegole del cielo
e sembra non sedersi mai…

E innanzi al mare ad ansimare sto
perché domare il mare non si può…

E come pietra annerirò
a consumare
a catramare
a tracimare
a fiumare
a schiumare
a chiamare
quel mare che fu madre e che non so

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