Guarda!

Giovedì sera tornando a casa dal lavoro (sto scrivendo ma sono deconcentrato perché mi sono innamorato di Benigni. Ho appena risentito la lettura del primo canto dell’Inferno – la posterò dopo questa cosa che vorrei scrivere qui, se riesco a trovare il modo di scriverla. Voglio dire questo prima di continuare: Vittorio Gassman aveva già letto Dante per la Rai, duemila anni prima della venuta di Cristo. L’aveva letto da dio, va bene? L’aveva letto da dio. Gassman era un attore geniale, Benigni non lo so se sia un attore geniale oppure no. Tutto quello che so è che Benigni non legge Dante Alighieri quando legge la Divina Commedia. Quando Benigni legge la Divina Commedia E’ Dante Alighieri. Adesso ricomincio a scrivere e vedo cosa viene fuori. Se mai un post è stato in bilico qui dentro, quel post è proprio questo che sto scrivendo).

Giovedì sera tornando a casa dal lavoro noto due presepi sul bordo di un marciapiede davanti a una vetrina. Era impossibile non vederli, perché la strada era stretta e a senso unico, e quei due presepi erano stati messi talmente al bordo del marciapiede che sembrava volessero saltarvi dentro la macchina. E’ stato un attimo e ho deciso di fermarmi perché erano bellissimi. Non ho mai regalato un presepe a nessuno in vita mia, anzi non ne ho proprio mai comprato uno. In ogni caso mi sono fermato perché volevo vederli.
Parcheggio, scendo dalla macchina e mi piazzo davanti a queste due bellezze: il padrone del negozio (l’artista), appena mi vede esce fuori e mi si affianca senza dire niente. Questa cosa mi ha dato fastidio perché volevo guardarli senza essere distratto. Volevo solo guardarli e andarmene.
– Ha visto quelli?, – mi dice a un certo punto: e stavolta indica tre presepi in vetrina, che se fosse possibile erano ancora più belli dei due che stavo guardando.
– No -, gli ho detto io. A quel punto non potevo evitare di entrare, perché questo tipo mi guardava come se mi stesse pregando
di andare a vederli da vicino. Entro dentro: non vi posso raccontare la bellezza che avevo davanti agli occhi. Non posso dirvi niente del dettaglio delle statuine, della mano maestra che le aveva disposte nel presepe, del rumore dei ruscelli che cascavano sull’erba finta che sembrava vera, di una fontana che spillava acqua nelle mani di un pastore, delle luci che si illuminavano come se ci fosse un direttore d’orchestra a dirigerle. Dei Re magi davanti alla grotta (uno guardava il cielo), del bue e dell’asinello, di Giuseppe e Maria davanti alla mangiatoia… vuota:
– Ma lì manca…, – ho cominciato a dire
Quello, ha detto lui, – Quello si mette la notte del 24.
Questo tipo quando parlava, aveva le mani tutte raccolte in petto: sembrava una statua del presepe che fosse uscita un attimo fuori a parlarvi.
– Ah… – ho detto io. Sono talmente poco esperto di presepi che non sapevo che Gesù prendesse posto la notte del 24, anche se quando uno ve lo dice appare subito ovvio.
– Queste statuine, – ha ricominciato lui accarezzandone una, – Queste statuine hanno trenta anni. (Parlava proprio così, ogni due parole ne accentuava una, e sulla parola in evidenza sgranava gli occhi). – Trenta anni (non diceva: trent’anni. Diceva TrentA Anni).
– Ah… – ero sinceramente sorpreso.
– Venga!, – mi fa andando sul retro del negozio. Nel negozio eravamo solo noi due, mi guardo un attimo intorno e lo seguo dietro la tenda che separava il laboratorio dall’esposizione al pubblico. – Guardi queste – mi dice tirando fuori un sacchetto arrotolato da un cassetto. Srotola il sacchetto e tira fuori delle statuine da presepe che sembravano fatte col pongo: – Queste sono nuove, di quest’anno, – mi dice. Le maneggiava come se stesse maneggiando degli stronzi, se le passava da una mano all’altra come se avesse paura che lo contaminassero. – Mica le vendo!, – mi dice quasi schifato. – Le tengo qui solo per paragone. Guardi! Guardi la differenza, – mi fa prendendo una statuetta da un presepe che stava ancora allestendo. In effetti non c’era paragone: quelle di pongo erano completamente inespressive, sembravano soldatini per bambini. Le altre se non sembravano vive poco ci mancava.
– In effetti…, – ho cominciato a dire.
Guarda!, – mi dice scartando improvvisamente sul tu dopo avermi dato del lei dall’inizio della conversazione. – Guarda la riverenza!, – mi dice piazzando un pastore (di quelli di TrentA Anni) sotto la luce. In effetti era uno spettacolo: quel pastore era talmente riverente che sembrava il padrone del negozio quando parlava delle sue statuine.
– Allora? Ne prendi uno?, – mi chiede all’improvviso.
– Uno che? – dico io. Non avevo capito la domanda.
– Un presepe! – : se non s’era offeso poco ci mancava.
– Ah sì, certo, – gli ho detto. Be’ a quel punto era ovvio che ne prendevo uno. E’ stato proprio così che quest’anno ho regalato il primo presepe della mia vita.

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