L’estate che non c’è

Quando l'abbracciavo con gli occhi chiusi e le dicevo: Amore mio, Amore mio, Amore mio… e scuotevo la testa perché sapevo che avrei pagato tutto quello con tutto questo. Sapevo tutto già dal primo sorriso: ah no, ve lo dico io, non c'è un modo buono di uscire da sorrisi come quelli. Non c'è un modo buono di uscire da un amore che ti fa scuotere la testa mentre lo chiami.
Parlarne non serve a niente, se non a ricordarla, ed è per questo che lo faccio. Perché la guardavo e mi sentivo come se allungando un dito potessi toccarmi dentro uno specchio. E mi chiedevo (sempre mi chiedevo) come avrei fatto quando sarebbe tutto finito. Be' dopo l'ho saputo: non avrei fatto, e questo è tutto. L'amore non è una parola: l'amore ha uno sguardo, una voce, un indirizzo. L'amore ha un sorriso, un bacio, due lacrime sul viso. L'amore ha un ricordo: preciso, presente, costante, attuale.
L'amore ha un dolore che non è un dolore, perché è una specie di amarezza che non è un'amarezza, è quasi una delusione (disperazione) che però non ti lascia deluso; è una colpa che è la tua colpa ma non è che ti senti troppo colpevole se sai di non avere mai avuto scelta.

 

Come ogni volta – La Crus

 

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