Il libro dell’inquietudine (Fernando Pessoa, frammenti inediti)

Rendiamo assurda la vita, da est a ovest
()


A volte penso, con un piacere triste, che se un giorno, in un futuro al quale ormai non apparterrò più, queste frasi che scrivo rimarranno nel tempo degne di lode, avrò finalmente delle persone che mi "comprendono", i miei, la mia famiglia vera in cui nascere e essere amato. Ma, lungi dal nascervi, io sarò già morto da molto tempo. Sarò capito solo in effige, quando per chi è morto l’affetto non compenserà più la totale indifferenza di quando era vivo.
Forse un giorno capiranno che ho compiuto, come nessun altro, il mio dovere-congenito di interprete di una parte del nostro secolo; e quando lo comprenderanno, scriveranno che nella mia epoca non sono stato capito, che sventuratamente sono vissuto tra la disaffezione e la freddezza e che è un peccato che mi sia successo questo. E chi lo scriverà, nel periodo in cui lo scriverà, sarà, come coloro che mi circondano, uno che non comprende il mio omologo di quel tempo futuro. […]

Nel pomeriggio in cui sto scrivendo, la giornata di pioggia è cessata. L’allegria dell’aria è troppo fresca sulla pelle. Il giorno sta finendo non nel grigiore ma in un pallido azzurro. Un vago azzurro si riflette persino sul selciato delle strade. Vivere duole, ma a distanza. Sentire non importa. Alcune vetrine si illuminano.
A un’altra finestra su in alto vi sono persone che guardano chi smette di lavorare. Il mendicante che mi sfiora si meraviglierebbe se mi conoscesse.

Il libro dell’, Newton Compton Ed. – F. Pessoa, Lisbona 1888 – 1935 

Share

Leave a Reply

Lasciaci il tuo parere!

avatar
wpDiscuz