Sylvia Plath: Lettera a Richard Sassoon (1)

Cuore mio, non hai forse giudizio per disperarti tanto?
Amore mio, amore mio, amore mio, perché mi hai lasciato solo?
(James Joyce)


[Nota: Quella qui sotto è una lettera di a Richard Sassoon. Questa lettera non è mai stata spedita: la Plath l’ha riscritta e sostituita con un’altra lettera che pubblicherò nel prossimo post.]

1° marzo 1956, giovedì. In qualche modo è già marzo, è molto tardi e fuori un gran vento caldo soffia così forte che gli alberi e le nuvole sono lacerati e le stelle guizzano. E’ da oggi pomeriggio che plano su questo vento e al ritorno, stasera, con la stufa a gas che si lamenta come la voce di una fenice e dopo aver letto Verlaine, maledetta dai suoi versi, ed essere appena tornata dopo i film di Cocteau La Belle et la Bête e Orphée, riesci a capire che devo smettere di scrivere lettere a un morto e buttarne giù una che tu possa strappare o leggere o commiserare. […]
Solo nei tuoi occhi i venti arrivavano da altri pianeti e mi trafigge a fondo quando mi parli attraverso ogni parola del francese, ogni singola parola che cerco sanguinante sul dizionario.

Pensavo che la tua lettera fosse tutto quanto potessi desiderare; mi hai offerto la tua immagine e io l’ho trasformata in racconti e poesie; ne ho parlato a tutti per un po’, raccontando che si trattava di una statua di bronzo, un fanciullo di bronzo con un delfino, che si teneva in equilibrio d’inverno nei nostri giardini con la neve sulla faccia, che io ripulivo la notte quando andavo a trovarlo.
Ho fatto indossare diverse maschere alla tua immagine e abbiamo giocato insieme ogni notte e nei miei sogni. Ho preso la tua maschera e l’ho messa su altre facce che sembrava potessero conoscerti quando avevo bevuto. […]

Bisogna che tu faccia ancora questa cosa per me. Distruggi la tua immagine, e strappamela via di dosso. Bisogna che tu mi dica con parole molto precise e concrete che non sei disponibile, che non mi vuoi da te a Parigi tra qualche settimana e che io non ti devo chiedere di venire in Italia con me o di salvarmi dalla morte. Penso che potrò vivere in questo mondo per il tempo che mi tocca e imparerò lentamente a non piangere la notte, se solo tu farai quest’ultima cosa per me. Per favore, scrivimi una sola, semplice frase definitiva, del genere che una donna possa capire; uccidi la tua immagine e la speranza e l’amore che le offro, che mi tengono congelata nel paese dei morti di bronzo, perché è sempre più faticoso liberarmi di quel tiranno astratto che si chiama Richard che, in quanto astratto, è molto più di quel che è nel mondo reale… Perché devi restituirmi l’anima; senza di lei sto uccidendo la carne.

Diari (Adelphi – 2004). Sylvia Plath, Massachussets 1932 – Londra 1963 

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3 Commenti on "Sylvia Plath: Lettera a Richard Sassoon (1)"

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[…] scritta dalla Plath a Sassoon, quella che spedirà, cestinando la prima che ho riportato in questo post. Prima del testo della lettera, riporterò una nota dal diario di Sylvia che spiega il […]

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[…] indirizzate da Sylvia a R. Sassoon. Se vi interessa leggere le lettere precedenti, sono qui: prima lettera, seconda […]

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