(Certa gente non muore)

Dio, comincia a ricordare tutte le cose, tutte le piccole cose!
(, Diari)

Se viene l’inverno può la primavera…
(Sylvia Plath, Diari)


Le astrusità liriche di Auden risuonano misteriosamente nelle cavità circolari dell’orecchio e cominciano a sembrare neve. La cara neve grigia che conserva e cancella. Che attenua (in un candido merletto di eufemismi l’uno dietro l’altro) tutte le nere desolate spigolose non-angeliche ripugnanti brutture di questo accidenti di sterile relitto che è il mondo: germogli avvizziti, case di pietra rattrappite, morti in piedi semoventi tutto tutto tutto affonda sotto la grande, ingannevole ondata bianca. E ne esce trasformato. Perditi nel silente stordente reticolo cristallino coperto di neve ed escine pura, rivestita di quella candida verginità che non hai mai avuto. Dio, le allusive illusioni della canzone del freddo: Se viene l’inverno può la primavera… Siamo più vicini alla primavera di quanto lo fossimo in settembre, ho sentito cantare un uccellino nel buio dicembre, gennaio, febmarzo, aprilmaggio, aprilcocche, sotto il ramo.

E tu, sempre inoltre in aggiunta inevitabilmente e per sempre ci deve essere un Tu. Altrimenti non c’è l’Io, perché io sono il significato che la gente mi dà come essere, e non sarei nulla se non ci fossero gli altri.

Diari (Adelphi – 2004). Sylvia Plath, Massachussets 1932 – Londra 1963 

Share

Leave a Reply

6 Commenti on "(Certa gente non muore)"

avatar
arfasatto
Ospite

“Se viene l’inverno può la primavera…”
Forse non tutti sanno che questo è il verso famoso di una bellissima poesia di Shelley, “Ode al vento occidentale”.

Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l’universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!
E con l’incanto di questi miei versi disperdi
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro
tu sia tromba d’una profezia! Oh, Vento,
se viene l’Inverno, potrà la Primavera esser lontana?

Max
Ospite

In effetti la Plath inserisce quella frase presentandola come una citazione: “Dio, le allusive illusioni della *canzone del freddo*…”.
Qui bisogna vedere come è stato tradotto il testo della Plath dall’originale che non ho. Perché non è chiaro il riferimento alla poesia di Shelley, che anche in inglese ha il titolo: “Ode to the West Wind”, Ode al vento occidentale come hai riportato tu. Quindi viene presentata come una citazione ma in assenza del testo originale della Plath non è chiaro il riferimento a Shelley.
Comunque grazie per l’integrazione

arfasatto
Ospite

Probabilmente Sylvia Plath non specifica che si tratta di un verso di Shelly perché la poesia in questione, Ode al vento occidentale, è talmente famosa, soprattutto in Inghilterra, che non ce n’è bisogno. Come se qualcuno, da noi, citasse “Sempre caro mu fu quell’ermo colle” senza specificare che è un verso di Leopardi. Sarebbe superfluo e leggermente ridicolo, da parte di uno scrittore.

Max
Ospite

Il punto del mio intervento era un altro. Se Sylvia voleva citare Shelley, perché fa riferimento alla citazione chiamandola “canzone del freddo”, visto che né nel testo né nel titolo della poesia di Shelley si fa riferimento a una “canzone del freddo”?
Inoltre questo testo della Plath è preso dalla prima parte dei Diari, quando lei aveva poco più di vent’anni e viveva ancora in America. Lei scriveva in America, perché avrebbe dovuto dare per scontata una citazione di un autore inglese? Non darei per scontato che stesse citando proprio Shelley

arfasatto
Ospite

Ora il punto del tuo intervento mi è più chiaro. Tuttavia penso che la citazione così esatta del verso, che richiama immediatamente la chiusa dell’Ode al vento occidentale, sia proprio una voluta citazione di Shelley; Sylvia, che amava la poesia e scriveva fin da piccola, molto probabilmente lo conosceva bene.
Canzone del freddo…potrebbe essere un’idea creativa della Plath, dato che lei qui parla di freddo ghiaccio neve. Ma, certo, il testo in inglese darebbe maggior chiarezza.

Max
Ospite
Un’idea creativa per citare una poesia all’interno di un diario personale? (la Plath non aveva idea che quello che stava scrivendo nel suo diario sarebbe diventata la sua più grande opera “involontaria”: lei che avrebbe voluto scrivere un romanzo per tutta la vita, il romanzo lo stava scrivendo senza saperlo nei suoi appunti: il destino ha la sua ironia). Io credo invece che si stesse riferendo a qualche altra poesia, o canzone, che si era magari ispirata alla poesia che hai citato tu. Ma ci vorrebbe un americano per rispondere a questa domanda, quindi propongo di chiudere con la formula… Leggi il resto »
wpDiscuz