Un violino, un uncinetto e una domanda

Che fine ha fatto Arianna? Un nome così improbabile, era bellissima. Avevamo quindici anni, Arianna era talmente bella che mi faceva andare perfino in chiesa. Non avrei mai confessato ai miei amici che tutte le domeniche mattine che sparivo andavo in chiesa con Arianna. Non lo sapeva nemmeno mia madre, tanto mi vergognavo. Arianna non l’ho mai sentita suonare, ma mi ricordo che aveva esattamente la faccia giusta per suonare il violino. E infatti lo suonava. Ma non l’ho mai sentita suonare, che peccato.
E Ornella?  Io e Ornella avevamo sedici anni (a quell’età gli amori passano in fretta, chi è Arianna?) quando andavo a trovarla nel giardino di casa sua mentre lavorava l’uncinetto. Lo so che sembra assurdo ma vi giuro su dio che Arianna suonava il violino e Ornella lavorava l’uncinetto. La prima non l’ho mai toccata neanche con un dito, con Ornella invece ci siamo baciati. Ci siamo baciati d’estate, in quella stagione della vita in cui le stagioni avevano un senso. Ogni periodo dell’anno era un evento a modo suo, non era mica tutto uguale come nella vita adulta. L’estate aveva il senso della fine della scuola e il sapore della bocca di Ornella.
Il giorno in cui uscii di casa con il programma di baciarla me lo ricordo come fosse ieri. Una settimana prima, lei aveva alzato gli occhi all’improvviso dal suo uncinetto e aveva detto quella cosa ("Penso che dovremmo baciarci"), e da quel momento avevo smesso di dormire la notte. Il giorno che uscii da casa con l’intenzione di baciarla stavo uscendo pazzo. Erano le tre del pomeriggio e per tutta la mattina avevo cercato il modo di sentirmi l’alito. Avevo cominciato davanti allo specchio: ci alitavo sopra e poi mi precipitavo sul vetro appannato per sentire l’odore. Niente. Allora mettevo una mano davanti alla bocca e ci soffiavo sopra cercando allo stesso tempo di respirare. Niente. Alle tre del pomeriggio mi convinsi che il mio alito non aveva nessun odore. Qualcuno nel mio cervello alzò un disco verde: nessun odore è meglio di un cattivo odore.
Così andai da Ornella e la baciai. Ornella era anche meglio di Arianna con tutto il violino, ma dopo quel bacio non ci fu più niente. Non posso escludere di essermi sbagliato sulla qualità del mio alito. Il suo sapore comunque era buonissimo, posso testimoniare.
Arianna, Ornella, la terza era Anna, avevo sedici anni e mezzo (chi è Ornella?): Anna non scherzava per niente, il tempo dei baci l’aveva superato da un pezzo. Abitavo in un complesso di 4 palazzi, dall’altro lato della strada c’era una caserma dei pompieri e credo di non esagerare se vi dico che con Anna mancavo solo io. Anna aveva venti anni e dei suoi vent’anni mi ricordo solo due parole: "Già finito?".

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