Di Diogene, Alessandro Magno e Fernando Pessoa

Gli incontri fra Diogene e Alessandro Magno sono sempre finiti male per il re. Plutarco racconta di quella volta in cui Alessandro incontrò Diogene e lo trovò che osservava con estrema attenzione un mucchio di ossa umane:
"Che cosa stai cercando?", gli chiede allora il re.
"Una cosa che non riesco a trovare", risponde Diogene.
"E che cos’è?"
"La differenza fra le ossa di vostro padre e quelle dei suoi schiavi".

Poi c’è quell’altra volta, quella richiamata nel brano di Pessoa qui sotto. Alessandro non riesce a capacitarsi del fatto che una persona con il genio di Diogene debba vivere in condizioni di assoluta povertà, senza neanche una casa. Soprattutto non riesce a credere che un uomo possa restare indifferente al potere, alla gloria, al denaro. Allora va a trovarlo:
"Diogene, io sono una persona con un potere enorme, cosa posso fare per te? Chiedimi qualunque cosa e l’avrai".
Diogene era seduto per terra. Ci pensa un attimo su, poi alza la testa verso Alessandro: "Potresti spostarti? Mi stai facendo ombra".
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Come Diogene ad Alessandro, alla vita ho chiesto soltanto di non togliermi il sole. Ho avuto desideri, ma mi è stato negato il motivo di averli. Quello che ho trovato, sarebbe stato meglio trovarlo realmente.
Esito per ogni cosa, molte volte senza sapere perché. Quante volte cerco, come una linea retta che mi è propria, concependola mentalmente come la linea retta ideale, la distanza meno breve tra due punti. Non ho mai avuto l’arte di essere attivamente vivo.
Ho sempre sbagliato i gesti che nessuno sbaglia; gli altri sono nati per fare quello che io mi sono sempre sforzato di fare. Ho sempre desiderato ottenere ciò che gli altri hanno ottenuto quasi senza desiderarlo. Tra me e la vita si sono frapposti sempre dei vetri opachi. […]

Non ho mai saputo se la mia sensibilità fosse eccessiva per la mia intelligenza, o se la mia intelligenza fosse eccessiva per la mia sensibilità.
Sono arrivato tardi, non so per quale delle due, forse per entrambi, o per l’una o per l’altra. O forse è la terza che è arrivata tardi.

Il libro dell’. , Lisbona 1888 – 1935 

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