La ballata delle madri

Mi domando che madri avete avuto.
[Diz. De Mauro, Madre: la donna che ha generato e partorito un figlio; estens., donna che si occupa amorevolmente di qualcuno, che si prodiga con sollecitudine per qualcuno.]
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze cosi diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?

Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate, a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?
[Diz. De Mauro, Essere: avere realtà, esistere; esprimere, rappresentare un qualche aspetto della realtà.]
Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.

 

Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.
[Diz. De Mauro, Pietà: sentimento di compassione, partecipazione e solidarietà per la sofferenza o l’infelicità altrui; azione caritatevole per alleviare le sofferenze altrui; aspetto di una persona che desta compassione.]

 

Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.
[Diz. De Mauro, Crescere: allevare, educare; far diventare più grande. Nei lavori a maglia: aumentare]

 

Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.
[Diz. De Mauro, Servile: relativo alla condizione di servo, degno di un servo, quindi disonorevole, umiliante, degradante; che è incline a compiacere in modo incondizionato il volere, i desideri, le richieste di chi è dotato di autorità e potere, spec. per paura, interesse, mancanza di dignità.]
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.

Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
[Diz. De Mauro, Feroce: che agisce in modo crudele; disumano, spietato; di animale, aggressivo, pericoloso.]
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!

Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
– nel vostro odio –
addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È cosi che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle
opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.

P. Paolo Pasolini, Bologna 1922 – Un campo nei pressi di Ostia 1975 

 

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