Domanda:

Mio padre era un giornalista. E’ morto nel 1975, questa è la premessa. Adesso i fatti: l’altro giorno, guardando Ulisse su rai tre, ho scoperto che nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma è conservato un archivio che contiene cose come queste (cito dal sito della Biblioteca):

"La BNCR possiede una delle più ricche raccolte di giornali in ambito nazionale: la consistenza del fondo (circa duemila testate di quotidiani, ottocento di settimanali, duemila di documentazione di fonte pubblica [cosiddetti "atti ufficiali"] parte dalle gazzette del secolo diciottesimo), si accresce parallelamente allo sviluppo della stampa quotidiana e settimanale. Quest’ultima è documentata con completezza dalle testate popolari di inizio secolo, alla nascita del rotocalco, alla molteplicità del panorama contemporaneo. Il  deposito obbligatorio degli stampati è stato ed è tutt’ora la fonte principale della raccolta, che documenta anche alcune testate straniere di rilievo internazionale. Molti giornali sono disponibili in formato microfilm (oltre quarantamila bobine), e la collezione è correntemente oggetto di microfilmatura, allo scopo di consentirne la consultazione e l’eventuale riproduzione senza danno per gli originali cartacei, dei quali la Biblioteca Nazionale garantisce la conservazione".

Questi sono i fatti. Adesso la domanda: perché non ho mai cercato una biblioteca come quella? Perché?

Non lo so, ci sto pensando da tre giorni, la verità è che non lo so. Non crediate sia per disinteresse, perché il fatto è che io darei un braccio o una gamba, o entrambi, per leggere anche un solo articolo scritto da mio padre. E lì dentro, potenzialmente, potrebbero essercene decine. Non lo so ma è andata così come ve la sto raccontando. Questa è la domanda.

Ho aspettato che una notizia come quella venisse a cercare me, invece di cercarla io. C’è una morale della favola in questa vicenda, la condivido con voi senza volervi insegnare niente, perché è a me che sto parlando: quando vi interessa qualcosa, se vi interessa qualcosa, non aspettate che sia lei a venire da voi. Perché questa cosa potrebbe essere lì che vi aspetta, potreste averla subito se solo vi degnaste di andarvela a prendere. Diversamente, nel gioco dell’attesa, potrebbe trovarvi lei dopo 10, 20, 30, 40 anni. Oppure mai. Mai, non so se mi seguite, mai. Eppure è sempre stata lì, sarebbe bastato andarvela a prendere.

 

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