Is there anybody out there è collocata all’interno dell’album The Wall dopo Hey You. Il filmato qui sotto riprende proprio dalla fine di Hey You nel concerto live The Wall del 1980: Mr. Floyd ha appena finito di costruire il suo muro e già si domanda se ci sia qualcuno lì fuori. Si rende conto di aver bisogno di aiuto, ma non capisce come e soprattutto da chi potrebbe arrivare.

Il testo della canzone è costituito da quest’unica domanda, ripetuta quattro volte. Nel video vedrete Gilmour suonare da dietro il muro (ancora presente sul palco, dopo l’esecuzione di Hey You), in una finestra costituita da due mattoni mancanti. Le voci che sentite in sottofondo sono quelle della televisione, che Floyd tiene accesa senza guardarla. Floyd è entrato ormai in una fase di disfacimento interiore, che lo porterà nel proseguimento della storia contenuta nell’album a un completo annullamento di colui che era, permettendo ad altri aspetti della sua personalità (aspetti distruttivi) di emergere completamente ed assumere il controllo. La sua richiesta di aiuto nasce dopo i tentativi falliti di ristabilire un contatto con il mondo esterno contenuti in Hey You. Fernando Pessoa sosteneva di aver avuto una vera e propria rivelazione il giorno in cui aveva capito che "il problema non erano gli altri, ero io". Nessuno può arrivare dove Floyd si trova, perché Floyd non vuole che nessuno arrivi. Per saltare il muro dovrebbe fuggire da sé stesso, perché è lui che l’ha costruito. E’ una fuga impossibile ("Ma era solo la sua immaginazione, il muro era troppo alto come puoi vedere", dice la voce narrante in Hey You), salvo l’annullamento della personalità e una rinascita in qualcosa di diverso: un nuovo Floyd. Che è esattamente quello che avverrà nel proseguimento dell’album, con una intuizione poetica/umana/psicologica assolutamente geniale da parte di Waters. Floyd chiama qualcuno al di là del muro, e la mancata risposta nel testo della canzone suona assordante. Risolvere un’intera canzone in una domanda senza risposta, produce un silenzio definitivo, reso perfettamente dall’atmosfera creata dalla chitarra di Gilmour. In realtà, oltre il muro qualcuno c’è, come svela il testo dell’ultima canzone dell’album (Outside the Wall). Qualcuno c’è sempre, ma Floyd è sordo a qualunque risposta, è prigioniero della sua domanda ("Il problema non erano gli altri, ero io"). A questo punto dell’album, considerata la singola riga di testo contenuta nella canzone, potremmo considerare Is There Anybody Out There come ultimo grido di aiuto prima di abbandonarsi alla decadenza.

E’ interessante notare come durante questa canzone, nel film The Wall, Pink cerchi di riorganizzare in maniera maniacale il caos in cui aveva ridotto il suo appartamento. Alla disperata ricerca di un ordine interiore, Pink manifesta il suo bisogno attraverso un riordine esteriore del caos, nella speranza di poterlo in qualche modo controllare. E così, spostare di un centimetro una lattina di coca cola, a volte può essere di aiuto.

L’atmosfera della canzone è assolutamente suggestiva, unica. L’esecuzione di Gilmour alla chitarra classica è semplicemente una perla per chiunque ami la musica dei Pink Floyd.