Quando cade il giorno

 

Ieri è morto Figaro, un bastardino nero carbone che stava con mia madre da 12 anni. L'agonia è cominciata ieri mattina, quando mia madre ha ritrovato il cane nel cortile dietro casa, steso vicino alla rete di recinzione. Il cane è scosso da tremori violenti, tipo spasmi, a cadenza regolare. Mia madre chiama il veterinario. Il veterinario dice che sarebbe passato nel pomeriggio e visto che il cane è molto vecchio e questa è la terza ricaduta nell'ultimo mese, probabilmente sarebbe stato il caso di procedere con l'eutanasia.

Nel pomeriggio vado a casa di mia madre per vedere Figaro. Il cane è ancora steso e gli spasmi continuano a scuoterlo mozzandogli il fiato. E' completamente assente, se lo chiamo non reagisce, se lo accarezzo non reagisce, niente. Tutto quello che fa è tremare: al posto degli occhi ha due pezzi di vetro vuoti, come una finestra che non affaccia in nessun posto. Penso a quanto sia ingiusto che un cane debba morire in una splendida giornata di sole di metà primavera, e a come la natura non si occupi di cose giuste ma di cose necessarie. Poi arriva il boia.

Il veterinario passa il cancello di casa dentro un SUV grigio metallizzato, e dal momento in cui la morte entra nel cortile, a Figaro restano meno di 30 minuti di vita.

Il veterinario scende dal SUV, saluta me, saluta mia madre, chiede: "Dov'è il cane?", apre la porta posteriore dell'auto, prende qualcosa, chiude la porta. La morte viaggia in piccole fiale incolore, custodite dentro una bellissima valigetta color verde speranza.
"Lì", dice mia madre indicando il porticato della casa. Il veterinario mette la valigetta a tracollo e cammina nella direzione di Figaro. Il boia non ha una faccia da Dottor Morte, per niente. E' magro, il viso smunto, occhiaie profonde che parlano di molte notti insonni, lo sguardo di uno che vorrebbe solo andare a dormire. Somiglia più a una vittima che a un carnefice. Forse ha scelto il lavoro sbagliato, forse uccidere cani gli scava solchi profondi, dentro e fuori.
(20 minuti)

Il veterinario si china su Figaro, posa la borsa per terra, poggia una mano sulla pancia del cane che tra una scossa e l'altra respira regolarmente. Mia madre lo guarda lavorare senza dire niente, io sto pensando al senso dignitoso della morte che hanno gli animali. Cani e gatti, se ne hanno la possibilità, preferiscono andare a morire lontano da casa. Forse era questo che stava cercando di fare Figaro portandosi nel lato più lontano e deserto del giardino dove quella mattina mia madre l'aveva ritrovato. Forse voleva solo restare solo, voleva evitare che gli altri cani della casa (lui era il capo nel gruppo) lo vedessero morire in quelle condizioni. Il veterinario dice: "Ha un versamento polmonare".
(15 minuti)

Sono convinto che Figaro è a disagio, allontano gli altri due cani che curiosavano lì intorno, il veterinario dice: "Ha un blocco renale". Il veterinario apre la borsa verde, estrae una fiala incolore e scartoccia una siringa. Posa la siringa a terra, dilata gli occhi al cane, lo pizzica con l'ago sulla pancia, il cane non reagisce. Il veterinario dice: "Ha un principio di ictus".
(10 minuti)

Io sto pensando al posto in cui seppelliremo Figaro. Sto pensando che dopo morto preferirei mille volte essere seppellito nella terra piuttosto che loculizzato dentro un blocco di cemento in un muro. Il veterinario infila l'ago nella boccetta, estrae il liquido incolore, lo inietta nel cane. Quando l'ago gli entra nella carne, il cane non mostra segni di reazione. Mia madre sta piangendo.
(5 minuti)

Dopo pochissimo il cane è immobile. Mia madre chiede: "E' morto?", il veterinario apre di nuovo la borsa verde, estrae una seconda boccetta di liquido incolore, "No, quella era l'anestesia, prima lo addormentiamo", dice. Poi infila la stessa siringa dell'anestesia nella boccetta, estrae il liquido, lo inietta al cane ed è tutto finito.

Adesso il cane giace immobile. Anche dopo l'anestesia era immobile, ma adesso è più immobile. Adesso sembra una cosa. Io non credo in Dio e sto pensando cos'è mai questo mistero che anima le cose. In qualche modo, in forza di qualcosa che non so spiegare, in quella cosa nera stesa per terra fino a 5 minuti fa c'era Figaro, e adesso non c'è più niente.

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